La ferocia di uno stupro alla base di uno spettacolo dai diversi volti

 Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 18 febbraio 2014Palestra

Una storia di ordinaria follia quella raccontata da Giorgio Scianna nel testo La Palestra.

Un gruppetto di genitori – due padri e una madre – viene convocato d’urgenza dalla preside. L’incontro si svolge nel luogo che da il titolo allo spettacolo, uno spazio che è stato teatro di una vicenda cruda e feroce: lo stupro di gruppo da parte del trio di quattordicenni ai danni di una compagna di classe. La preside, in rapporti amichevoli con la madre di uno degli adolescenti, vuole avvertire i genitori dell’accaduto prima di avvisare la polizia, come impongono il suo ruolo e la sua coscienza.

Con una trama simile è lecito aspettarsi uno spettacolo di rara intensità e infatti la regista Veronica Cruciani spinge subito sul tasto dell’attesa. Per circa venti minuti i genitori – prima due poi tre – vengono lasciati ad aggirarsi inconsapevoli tra panche per esercizi e palloni di varie forme, mentre sullo sfondo si vede il materasso sul quale si è consumato il grave fatto. Questo tempo serve a collocare i tre nelle famiglie bene della città e per far crescere un misto di preoccupazione e irritazione per il ritardo della funzionaria.

Non appena la preside arriva, passando direttamente dalla platea, la questione entra nel vivo, innescando reazioni crescenti che finiranno per volgere all’estremo.

Quella scritta da Scianna è una storia di attualità a 360° perché non chiama in causa soltanto un episodio di violenza gratuita ma tocca anche altre tendenze preoccupanti, come la difesa “ad oltranza” che alcuni genitori applicano ai propri figli e la presenza costante delle nuove tecnologie nella vita di oggi. Quest’ultimo fattore è decisivo per cancellare ogni dubbio sulla colpevolezza dei tre adolescenti che hanno filmato la loro sciagurata impresa con un telefonino.

L’intera vicenda occupa solo un’ora di spettacolo, un tempo sufficiente a far montare la tensione senza mai perdere il ritmo. Così, tutto d’un fiato, si arriva a un epilogo che purtroppo lascia l’amaro in bocca rimanendo troppo aperto anche nella sua scelta di essere definitivo.

L’interpretazione è globalmente adeguata sebbene in alcuni momenti risulti artificiosa. Ad aumentare il pathos e la profondità contribuiscono le luci, che sottolineano i momenti più drammatici, e i suoni fuori campo, a comunicare la presenza dei tre ragazzi fuori dalla palestra.

Uno spettacolo soddisfacente ma non del tutto riuscito.

Voto 6,5

Positivo: buon ritmo e spunti interessanti

Negativo: un finale troppo aperto

Marco Ragni

20 febbraio 2013