La scuola_4

Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 20 gennaio 2015

Vent’anni dopo il film La Scuola (tratto dallo spettacolo Sottobanco di Starnone, del 1992) Silvio Orlando torna a vestire i panni del professor Vivaldi nella versione teatrale della commedia, che con la pellicola condivide anche il regista (Daniele Lucchetti) e l’ambientazione (primi anni ’90).

Siamo nel giugno del 1991 e si stanno svolgendo gli scrutini finali di un liceo periferico i Roma. Tutti gli insegnanti sono asserragliati in uno spazio di fortuna, ricavato nella palestra, per decidere le sorti scolastiche delle classi. Naturalmente questo variegato corpo docente è tutt’altro che esemplare e porta in scena contrasti, debolezze umane, antipatie ma anche un po’ di coscienza.

È uno spettacolo caotico come è caotica la dimensione scolastica italiana, microcosmo grottesco che qui viene proposto in modo impietoso e lineare, senza cambi di scena ne salti temporali.

C’è l’evidente intenzione di usare toni leggeri e umoristici per avvicinarsi ai complessi temi dell’istruzione, del rapporto tra studenti e insegnanti e delle dinamiche, personali e professionali, che si sviluppano tra gli stessi docenti.

Sin dall’inizio, quando vediamo i protagonisti agitarsi su un palco addobbato come una palestra adattata a sala professori, siamo consapevoli che una certa anarchia avrà il suo ruolo fondamentale in uno spettacolo che vuole mettere a nudo i molti limiti del sistema scolastico.

Il fuoco è puntato sui personaggi di Silvio Orlando e Marina Massironi, sul loro flirt, sulla generosità e le nevrosi dei loro alter ego. Tutti gli altri sono più che altro macchiette, ognuna con vizi e caratteristiche accentuate.

Lucchetti ha deciso di scommettere tutto su una rumorosa commedia che mette alla berlina l’universo scuola ma che non riesce a portare sul palco l’equilibrio di emozioni che molti avevano trovato nel film. Nelle due ore di collisioni verbali tra i professori, il reiterarsi dei temi sul piatto finisce quasi sempre per fagocitarsi la trama stessa, lasciando impressioni sparpagliate che probabilmente si sposano bene con il disordine della Scuola reale. Purtroppo però non è detto che basti.

Marco Ragni

21 gennaio 2015