Frenetico, grottesco e a tratti perfino splatter: colpisce l’attenzione l’allestimento de La tragedia del vendicatore diretto da Declan Donnellan

Questa attualizzazione dell’opera scritta da Thomas Middleton nel 1606 prende la sequela di delitti, stupri e violenze varie e le innesta in un contesto contemporaneo, rileggendo un testo difficile attraverso una visione ironica e spietata, che non fa sconti e che mette a nudo la feroce natura di tutti i personaggi.

Il regista anglo-irlandese dimostra una certa personalità e si prende ampi spazi di manovra nel dirigere una compagnia di giovani attori dove molti elementi spiccano anche per caratteristiche fisiche oltre che per una mimica di grande effetto. Ogni sudditanza nei confronti dell’opera originale viene messa da parte, mentre si mescolano tragedia e farsa, dramma e balletti da avanspettacolo. Efficacissimo l’ausilio di mezzi scenici come  il separé che si apre sullo sfondo, rivelando ambienti e pedane semovibili o liberando lo schermo dove vengono proiettati colori violenti e paesaggi o, all’occorrenza, filmati in diretta di quello che sta succedendo ai personaggi.

E la musica stessa fa la sua parte, specialmente nel finale, quando una canzonetta allegra contrasta con il contesto grave, replicando una fortunata formula già vista in alcune pellicole di Quentin Tarantino.

Centodieci minuti schietti e coraggiosi compongono uno spettacolo che può piacere o non piacere ma che certamente non può lasciare indifferenti.

Marco Ragni