La Venere in Pelliccia di David Ives, già nota per la sua trasposizione cinematografica firmata da Roman Polanski, è andata in scena sabato 11 febbraio al Teatro Fraschini di Pavia, nell’allestimento diretto e interpretato da Valter Malosti.

È stato proprio Malosti a vestire i panni di Novachek, regista alla ricerca di una prima attrice per il suo spettacolo, un testo ispirato all’opera più famosa di Leopold von Sacher-Masoch.

Al suo fianco una straordinaria Sabrina Impacciatore, interprete della scalcinata attrice che mira al ruolo di Wanda von Dunajew. Il provino è proprio l’innesco per un gioco delle parti che intreccia finzione e realtà in un irresistibile crescendo emotivo.

Rispetto a Polanski, Malosti ha puntato su un’atmosfera meno torbida. La decisione di ricollocare l’intera vicenda in un teatro di periferia italiano è stata fondamentale, perché così facendo è stato possibile caratterizzare la volgarità della protagonista con un gergo romanesco molto marcato ed efficace. Questo, oltre a donare un tocco umoristico, ha contribuito ad amplificare il cambiamento della protagonista: ogni volta che la Impacciatore entrava nel ruolo della raffinata e austera Venere in Pelliccia, abbandonando la goffaggine e il turpiloquio dell’aspirante, la metamorfosi era tale da lasciare sbalorditi.

E se la Impacciatore ha strabiliato, Malosti non è stato da meno, con un Novachek multiforme fatto di arroganza e di insicurezza, con tocchi di sarcasmo e sensibilità poetica.

Gli applausi scroscianti del finale sono stati meritatissimi per una coppia di attori in grado di portare sulla scena le innumerevoli sfaccettature dell’animo umano.

Marco Ragni