Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia, martedì 20 marzo

L’idea alla base dello spettacolo L’Allegra Vedova, interpretato da Maddalena Crippa e diretto dal di lei marito Bruno Stori, è quanto mai lodevole: offrire un’ora di spensieratezza d’epoca a un pubblico come quello di oggi, che ne ha più che mai bisogno.

Lo dichiara la stessa attrice non appena si apre il sipario, suggerendo ai presenti di lasciare pensieri e problemi fuori dal teatro e di farsi trasportare dalla musica. L’intenzione era nell’aria, visto che questa rielaborazione della celeberrima operetta di Leo Stein e Victor Léon vuole ammiccare a quell’atmosfera di leggerezza e divertimento che era tipica dei cabaret berlinesi e dei cafè chantant parigini, luoghi di svago e piacere dove l’euforia della Belle époque dava il meglio di sé.

Lo spettacolo si svolge in uno spazio essenziale, dove la Crippa alterna la recitazione di frammenti di dialoghi e monologhi, presi dal libretto originale, alle parti cantate. Le performance musicali sono piacevolmente accompagnata da un ensemble strumentale composto da Giampaolo Bandini (chitarra), Giovanni Mareggini (flauto e ottavino, Mario Pietrodarchi (fisarmonica) e Federico Marchesano (contrabbasso).

Per raccontare la storia della bella e ricca vedova, la protagonista si scatena, azzardando pezzi in falsetto o in si bemolle e cambiando continuamente accento e tono di voce nell’interpretazione dei vari personaggi che si trova ad incarnare. Purtroppo l’effetto non è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare: se la recitazione macchiettistica è parte del gioco, il trucco funziona meno nelle canzoni, dove le alterazioni vocali risultano poco riuscite. Ne consegue una deformazione dell’atmosfera tutt’altro che apprezzabile, cosa che inevitabilmente incide sul valore stesso dello spettacolo. Un vero peccato.