La commedia umana tra menzogna e ipocrisia

Una commedia come “Le bugie con le gambe lunghe” – andata in scena al Fraschini tra il 14 e il 16 febbraio – è l’ennesima dimostrazione di come si possano scatenare riflessioni profonde partendo da spunti apparentemente leggeri. D’altra parte l’opera porta la firma di un certo Eduardo De Filippo, non proprio uno qualsiasi quando si tratta di mettere sul palco vizi e virtù del nostro Paese e, in generale, dell’essere umano.
È attraverso l’integerrimo personaggio di Libero Incoronato che prende piede una vicenda di menzogne e ipocrisia tanto divertente quanto amara, nella sua realistica adesione alla natura dell’uomo e alla società.
Il protagonista è innamorato di Graziella, donna dal passato torbido, e non osa sposarla per non incorrere negli strali della ristretta mentalità comune del secondo dopoguerra.
L’attenzione di Libero, più che ai propri travagli sentimentali, è rivolta alla volontà di maritare la sorella “zitella” con un apparente buon partito, il signor Ferretti, individuo ansiogeno ma facoltoso.
Il piccolo nucleo famigliare si trova però coinvolto nelle grane economico-affettive di Benedetto e Olga. E la menzogna entra in scena in tutto il suo “splendore”, avviluppando la tranquilla esistenza del protagonista e arrivando, in ultima battuta, a spingere l’onest’uomo verso il gioco delle “bugie con le gambe lunghe”.
La “conversione” di Libero alla menzogna, seppur in forma provocatoria e paradossale, è il triste specchio in cui ciascuno deve riflettersi quando è costretto ad accettare le imposizioni ipocrite di una certa società. Un’allegoria mesta vestita a festa dai toni spensierati della commedia.
Luca De Filippo raccoglie degnamente l’eredità paterna rimettendo in scena una vicenda “sempre verde” e dando corpo in prima persona al protagonista.
Un grande classico del Teatro Italiano riportato sulle scene nel più tradizionale dei modi, senza mirabolanti giochi di luci o musiche suggestive ma con le solide fondamenta di testo e recitazione a fare la loro parte.

Voto 7,5
Positivo: La perfetta costruzione drammaturgica
Negativo: Le “crisi” del personaggio di Olga erano eccessive

Marco Ragni

17 Febbraio 2012