Copia-di-Le-Olimpiadi-del-1936l

Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia venerdì 18 dicembre 2015

Raccontare Le Olimpiadi del 1936, i Giochi svoltisi nella Berlino di Hitler, è come aprire uno scrigno di storie per scoprire vicende toccanti, commoventi, perfino eroiche.

Forse è per questo che Federico Buffa, uno che di sport ne sa parecchio, ha scelto proprio quell’evento lontano per esordire a teatro.

Si, perché quelle del ’36, come si può facilmente immaginare, non furono Olimpiadi normali. In quell’anno il Reich si era già affermato, le famigerata politica razziale era ormai stata promulgata e Berlino si presentava al mondo desiderosa di manifestare la cosiddetta “superiorità germanica”.

In vista dei Giochi, con gli occhi del mondo puntati addosso, fu dunque avviata la poderosa macchina della propaganda guidata da Goebbels, si costruirono impianti monumentali e, non ultimo, venne ingaggiata una regista come Leni Riefenstahl per tramandare ai posteri, attraverso l’efficacia delle immagini, la leggenda del “Reich millenario”.

Ottant’anni dopo le storie che restano sono però molto diverse da quelle che si potevano aspettare i gerarchi di allora. E un per fortuna è quanto mai d’obbligo.

Mettendo mano agli annali sportivi come solo lui sa fare, Buffa porta sul palco la memoria dell’americano Jesse Owens, quattro volte medaglia d’oro in terra germanica, e del suo amico-rivale Luz Long, di Trebisonda Valla, detta Ondina, la prima donna italiana a vincere una medaglia d’oro ai Giochi olimpici, del maratoneta coreano Sohn Kee-chung, costretto a gareggiare e a vincere sotto la bandiera dell’odiato Giappone, e di molti altri sportivi che lasciarono il segno, per il loro valore atletico o per la loro umanità.

Un monologo della durata di quasi due ore, accompagnato dalle canzoni di Cecilia Gragnani e dalle note Alessandro Nidi e Nadio Marenco, che accompagna il pubblico sugli spalti della memoria, dove per assistere alle gesta degli eroi di ieri basta chiudere gli occhi e immaginare.

Marco Ragni