Nella Torino degli anni Ottanta uno studente universitario si imbatte in una misteriosa scatola di legno nei pressi del Monte dei Cappuccini. Lo strano oggetto lo coinvolgerà nell’indagine di un omicidio avvenuto trent’anni prima.

Chiunque abbia avuto occasione di leggere il suo blog sul sito de La Stampa sa bene che l’amore di Maurizio Ternavasio per il capoluogo piemontese è pressoché sconfinato.

Non stupisce quindi che il giornalista abbia scelto proprio la metropoli sabauda come ambientazione del suo romanzo dal titolo L’enigma del Monte dei Cappuccini, un giallo che si ispira a un reale fatto di cronaca.

La storia è più che altro un pretesto per osservare da vicino la città e i suoi luoghi, evocati anche attraverso la presenza di torinesi celebri come il sensitivo Gustavo Adolfo Rol, il cantautore Fred Buscaglione e l’architetto Carlo Mollino.

C’è quasi un tocco di neorealismo nell’impegno che l’autore mette nella rievocazione del passato. Tra le pagine del romanzo di delineano gli anni ’50 e gli anni ’80, in una doppia dimensione narrativa che riporta in vita una Torino che non esiste più, se non nei ricordi di chi la ama.

Anche se ha qualche fragilità di trama questo libro si rivela una lettura interessante, principalmente per la cura tangibile che viene messa al servizio delle atmosfere. Riga dopo riga si scopre una città magica e tenebrosa, che riesce da sola a fungere da sfondo di sicuro appeal al giallo scritto da Ternavasio.

Un romanzo che potrà essere apprezzato al meglio da chi conosce Torino e le sue ombre.