Interessante versione della commedia con un occhio al Varietà

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Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 26 novembre 2013

L'IMPRESARIO DELLE SMIRNE 023 Valerio_Iuorio_SperlìScritto nel 1759, “L’Impresario delle Smirne” non risulta tra le commedie più conosciute di Carlo Goldoni ma certamente ha il pregio di portarsi dietro una certa attualità.

A uno scalcinato gruppo di attori con grossi problemi economici si profila l’opportunità di una tournée in Turchia, al soldo di un ricco mercante. L’occasione è la scintilla che innesca rivalità interne, dando il via a subdoli giochi di potere e di seduzione che conducono ad un finale dal tono amaro, dove ci sono più vinti che vincitori.

Il regista Roberto Valerio mette mano al testo del drammaturgo veneziano e lo sposta avanti nel tempo, in un’atmosfera da avanspettacolo che appartiene agli anni’40 e ’50 del secolo scorso.

La scena, vestita di un mosaico fatto con vecchie locandine sbiadite, è divisa in piani sui quali gli attori recitano spesso in contemporanea.

Tutto ha inizio dalle promesse dell’untuoso Conte Lasca, interpretato dallo stesso Roberto Valerio, che con garanzie vaghe di facili fortune riesce ad irretire una compagnia di disperati teatranti, a guardarli bene non troppo dissimili a una versione abbruttita dei molti precari della realtà presente.

A corto di soldi e volonterosi di riscatto, gli sfortunati artisti cedono volentieri alle lusinghe del “gentiluomo” e così facendo lasciano emergere i lati meno nobili dalle loro personalità.

Grazie a un cast in forma, ciascun personaggio va in scena con un’ottima caratterizzazione che ne mostra fisicamente desideri e limiti. In nome di un’improbabile riscossa ognuno intreccia legami ambigui e sleali, ora con il potente di turno, ora con i compagni di sventura.

Nel fraudolento gioco delle parti spicca in particolare la lotta per il ruolo di prima donna che si combatte tra l’esperta Tognina (Valentina Sperlì), la giovane Annina (Federica Bern) e la seducente Lucrezia (Chiara Degani), ciascuna delle quali appare disposta a tutto pur di emergere a scapito delle colleghe.

Una guerra tra poveri che il regista spinge avanti con spirito irriverente, mischiando la trama originale con tocchi di puro varietà, dalla canzone scherzosa alla performance di giocoleria. Quest’ultima una chicca firmata da Peter Weyel, che merita una giusta menzione.

In definitiva una lettura fresca e originale che allunga un ombra dal palco alla realtà e che lascia aleggiare un interrogativo sull’instabilità professionale ed esistenziale in sintonia con il nostro presente: quali compromessi è lecito accettare in nome del lavoro e del denaro?

 

Voto: 7

Positivo: attuale e ben recitato

Negativo: qualche digressione troppo grottesca

 

Marco Ragni

28 novembre 2013

Communicat