Quell’equilibrio perfetto che sempre ci sfugge

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish
Foto: kev-shine (Flikr) Creative Commons (Attribuzione 2.0 Generico)

Foto: kev-shine (Flikr) Creative Commons (Attribuzione 2.0 Generico)

Dopo una rilassante lettura femminile del calibro intellettuale degli Harmony, mi sono tuffata tra le righe profonde scritte da Milan Kundera nel libro “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

Trattasi, come forse saprete, di un romanzo del 1982, ambientato a Praga durante il regime comunista. La trama segue l’intrecciarsi delle vite di quattro personaggi: Sabina, Franz, Tomas e Tereza.

Questi protagonisti nascono dall’autore in quanto frutto della sua psiche e in qualche modo del suo vissuto. Così prendono vita e hanno una storia che li segna indelebilmente, modellando ogni loro scelta e reazione. Noi lettori abbiamo il privilegio, come l’autore, di osservarli dall’esterno, di capire le loro trasformazioni. Vediamo l’istante in cui si crea il carattere, in cui cambia la percezione di una parola, di un gesto, del sesso. Non siamo invitati a giudicare, bensì a comprendere.

Cade così l’idea di un essere umano perfetto, di un destino preciso o della giusta scelta. Come può l’uomo sapere se nella vita le sue mosse saranno state le migliori? Ha forse un’altra vita per provarlo? In questa atmosfera possiamo decidere se sentirci perduti per aver creduto nel nostro destino o se liberarci dalle catene dei condizionamenti che ci hanno segnati fin dall’infanzia.arton2862

Mentre le vite dei personaggi scorrono sotto i nostri occhi, Kundera si sofferma, sottolinea, fa un passo indietro e poi due avanti, perchè la trama ha la sua importanza, ma è secondaria al vissuto mentale e psicologico di ognuno. Nel mentre l’oppressione russa lascia la sua impronta spingendo ognuno in una direzione o nell’altra, perchè persino una dittatura può avere la sua relatività quando ci si mette nei panni che non siamo abituati a vestire.

Così quel che è incredibilmente pesante per uno diventa insostenibilmente leggero per un altro, se quest’ultimo necessita di pesantezza. Un peso che carica di fatica può, allo stesso tempo, dare stabilità.

Di cosa abbiamo bisogno allora? Qual è il segreto per alternare l’etereo alla gravità in un equilibrio perfetto? Forse ci sono degli istanti in cui pare che lo si raggiunga, ma sono soltanto attimi, perchè è nella natura dell’uomo sfuggire alla ripetitività e il cambiamento, si sa, ci sbilancia sempre.

 

Maia Fiorelli

6 novembre 2013

 

Voto:10

Positivo: l’autore riesce a portare un rispettoso distacco emotivo nei confronti dei suoi personaggi senza giudicarli mai

Negativo: niente da segnalare