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Spettacolo visto a Teatro Sociale di Stradella, mercoledì 26 novembre 2014

Esistono pochi personaggi letterari in grado di competere col fascino di Cyrano De Bergerac.

Il poeta spadaccino creato da Edmond Rostand, e ispirato alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac, è l’incarnazione stessa della libertà, dell’indipendenza e della forza dirompente che si piega solo all’Amore. Se un personaggio così lo calate addosso a un ottimo attore come Antonio Zavatteri, state pur certi che vivrà di vita propria. Ed è proprio questo il prodigio che si manifesta nel corso dello spettacolo diretto da Matteo Alfonso e Carlo Sciaccaluga.

La storia è quella che tutti conosciamo. Il brillante e carismatico Cyrano, cadetto di Guascogna dalla lingua sciolta e dal grande naso, conduce un esistenza fatta di ardite rime e regole donchisiottesce e ama disperatamente la bella cugina Rossana, alla quale non osa dichiararsi per timore di essere respinto. Intanto la fanciulla spasima per Cristiano, tanto attraente quanto impacciato con le parole. Ci penserà allora il protagonista a “prestare” al giovane la sua favella, consentendogli di conquistare Rossana e sfiorando a sua volta una felicità riflessa.

Un palcoscenico spoglio con scenografia minimalista è tutto quel che serve per evidenziare la bravura degli attori in scena. Se Rossana (Silvia Biancalana), Cristiano (Vincenzo Giordano) il Conte De Guiche (Filippo Dini) e tutti i cadetti sono ottimamente calati nella parte, un passo oltre lo fa Antonio Zavatteri, che indossa i panni di Cyrano come fossero abiti su misura, tanto che ci si trova a credere che ogni battuta sgorghi direttamente dalla sua ispirazione. Quello di Zavatteri è un Cyrano sfacciato e dolente, ironico e nobile d’animo e porta in scena tutta la forza espressiva del personaggio. Un’energia che è più che sufficiente a tenere gli spettatori inchiodati per le due ore abbondanti di spettacolo.

Marco Ragni

28 novembre 2014