Lo spettacolo non è ancora iniziato e la scena è già aperta. Sul palco c’è un uomo seduto al tavolino, immerso nella lettura. Man mano che le luci della sala si attenuano viene preso alle spalle da un altro personaggio armato di pistola, una scena apparentemente tesa che invece sfumerà in una semplice discussione.

Inizia così l’allestimento di Ivanov diretto e interpretato da Filippo Dini, corposo spettacolo di tre ore, distribuite su quattro atti, dove gli esemplari della variopinta umanità descritta Anton Čechov prendono corpo attraverso i nove attori della compagnia e popolano, animandoli, gli spazi creati da una scenografia dinamica, che si allarga e restringe al cambiare degli atti, creando nuovi ambienti.

È lo stesso Dini a incarnare il protagonista, l’uomo insoddisfatto, inaridito, perennemente in conflitto col mondo. La sua interpretazione rende il personaggio incredibilmente umano nella sua imperfezione, come umane sono tutte le figure che popolano la scena, sfuggendo alla dicotomia dei buoni e dei cattivi.

Uno spettacolo complesso che vive di contrasti, delle contrapposizioni verbali tra i personaggi come dell’allegria smodata, che talvolta esplode in netta opposizione al dramma in corso.

Da manuale l’impeccabile coralità degli attori in scena, una compattezza che serve a delinearne perfettamente i caratteri, con grande giovamento della narrazione.