Giocando a scacchi con la vita

Durante i preparativi di un pranzo importante, Caterina si alza e va verso la porta. Nella sala d’ingresso, su un tavolo di marmo rosso, c’è la reliquia di san Genesio, pagata un’esagerazione e custodita da sua madre come ciò che di più prezioso ha.

Vive a Lucca la protagonista di questo romanzo ed è una giovane scacchista prossima alla qualificazione per le Olimpiadi. Il suo mito è Paul Morphy, campione del mondo, improvvisamente impazzito e ritiratosi in una folle, ripetitiva routine.

La sua famiglia appartiene ad una rispettabile borghesia non del tutto estinta, che si nutre di apparenze e ipocrisia, secondo la quale, in una precisa programmazione, le giuste mosse decidono e dominano le conseguenze. Fino a che Caterina, il cui futuro sembra deciso, si trova di fronte ad una variabile.

La dimensione è quella del gioco dei Re, la logica quella del calcolo affilato di chi attende, sempre pronto a reagire, il momento giusto per entrare in azione. I dettagli sono indizi per arrivare a vincere sull’avversario, ma la variabile, riconoscibile o imprevista, è la deviazione dalla teoria che fornisce la svolta. Eppure non è necessario conoscere le dinamiche degli Scacchi per apprezzare questo romanzo ricco di educati colpi di scena. In un micromondo condizionato nei suoi schemi dall’ossessiva paura di sbagliare, e che, inconsapevolmente infelice, si sgretola, si tifa per Caterina e la si sorregge nel suo conflitto fra quello che vorrebbe essere e l’assecondare i desideri altrui. Perché lei, da buona giocatrice, riesca a capire che pareggiare o addirittura perdere le permetterà di diventare sé stessa.

L’autrice, Flavia Piccinni, è una giovane scrittrice nata a Taranto e lucchese d’adozione, con un passato da giocatrice di Scacchi a livello agonistico. In questo suo libro sceglie di raccontare ciò che ben conosce, ovvero le proprie radici, la città che abita, gli scacchi, ovviamente, e, non in maniera scontata, l’amore. Una storia senza fiori né notti di passione, come spesso capita nella vita.

Mila Baiguera

3 settembre 2012