Alla ricerca dei Leoni Marini

Una mattina siamo partiti da Bahìa Blanca con mio zio Quique, dritti in direzione della Patagonia.
Quique fa il professore universitario alla facoltà di biologia a Bahìa Blanca. Non è un biologo animale, ma è difficile trovare biologi che non siano affascinati dalla fauna selvatica. Impossibile allora non credergli quando ci ha detto che se c’era qualcosa assolutamente da vedere nei dintorni, quella cosa era la Loberìa di Rio Negro, dalle parti di Viedma.
Montati in macchina abbiamo iniziato subito a parlare di animali argentini e la mia curiosità puntava inesorabilmente sull’araña pollito (ragno pulcino): un grosso ragno peloso, tipico del Sud America, che non ho mai avuto il piacere di vedere.
Secondo Quique questi importanti aracnidi attraversano spesso la carreggiata. Se fosse avvenuto durante il nostro viaggio, ci saremmo certamente fermati per ammirare la scena. Purtroppo non è accaduto, nonostante l’attenzione maniacale che ho dedicato costantemente ai bordi della carreggiata.
Dopo quattro ore di strada drittissima e in mezzo a pianure sterminate abbiamo raggiunto il mare.
Lì la scogliera scendeva a strapiombo, creando un muro altissimo di roccia dove i pappagalli vanno a fare il nido.
I chiassosi uccelli sostituivano quasi completamente i gabbiani, che a dirla tutta sono altrettanto chiassosi.
L’oceano era bellissimo e, dopo tanta strada, siamo riusciti ad arrivare anche alla Loberìa, ossia alla riserva dove vivono i leoni marini.
Purtroppo, al nostro arrivo, il custode ci ha detto che non potevamo accedere al percorso perché era crollato il sentiero. La sua voglia di venirci incontro dopo tanti chilometri percorsi era inversamente proporzionale a quella che aveva di tornarsene nella sua casetta a dormire, guardare la tv o magari a bere mate. Di fatto abbiamo quindi pensato di visitare la zona in modo fai da te, stando bene attenti a non sporgerci troppo e cercando di non fare rumore per non infastidire gli animali.
Prima dell’esperienza mio zio ci raccontava che un documentarista, nel tentativo di filmare le orche che cacciavano i leoni marini, aveva involontariamente spinto questi ultimi, spaventati dalla sua presenza,verso i cetacei. Bisognava poi ricordare che i loro cuccioli non sono capaci di nuotare e se si spaventano e scappano verso l’acqua c’è il rischio che muoiano annegati. Con queste premesse era indispensabile rendersi invisibili.
Ad un certo punto abbiamo visto la colonia sulla spiaggia. Erano tantissimi!
Una distesa bellissima e fittissima di rumorosi leoni marini che prendevano il sole sugli scogli. Che emozione! Lo spettacolo mi è rimasto registrato negli occhi per giorni…
Dopo aver documentato il tutto ed aver respirato questo miracolo della natura a pieni polmoni, ci siamo allontanati verso una spiaggia pubblica per goderci a nostra volta un po’ di mare.
Nel primo pomeriggio abbiamo pranzato con “empanadas” (una tipicità argentina simile a calzoni di pasta sfoglia con ripieno di carne) e poi ci siamo incamminati lentamente sulla strada del ritorno, verso Bahìa Blanca.
Nelle immense praterie abbiamo visto vacche, greggi di pecore e ñandú… ma nemmeno un’araña pollito! Che disetta! Sono incontentabile?

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Voto: 10
Positivo: la sensazione fortissima che si ha in quel luogo è di far parte di un pianeta straordinario.
Negativo: non sono riuscita a vedere nemmeno un’ araña pollito in tutta la mia permanenza in Argentina!

Maia Fiorelli


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