Una pregiata parodia dalle molte facce

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coverDopo un lungo periodo di silenzio, Daniele Luttazzi è tornato con un corposo volume di quasi 600 pagine che si distacca parecchio dalla produzione precedente.

“Lolito”, edito da Chiarelettere, è si un libro satirico ma non segue il consueto stile caustico del comico.

Il romanzo è in effetti una parodia colta che pur prendendo di mira uno dei personaggi più controversi della vita politico-sociale dei nostri tempi – il fin troppo onnipresente Silvio – non si ferma a farne una biografia grottesca per strappare facili risate ma si articola su più livelli, passando da sberleffo al Cavaliere a pregiata parodia della narrativa di Nabokov, autore di “Lolita”.

Già a questo punto Luttazzi potrebbe ritenersi soddisfatto ma, non pago, si spinge anche oltre, schierando un arsenale di citazioni colte e di note esplicative e prendendo di petto quelle tecniche dell’intertestualità moderna che vengono spiegate in appendice.

Dietro la trama, una disinvolta e romanzata “autobiografia” del protagonista che si confessa davanti ai “Signori Giudici” mettendo a nudo – è il caso di dirlo – la propria vita, si cela un opera complessa, dove lo scrittore non si risparmia, sfoderando virtuosismi e sperimentazioni.

Il rovescio della medaglia sta nell’imponenza del volume che rischia di risultare un handicap per i lettori meno motivati. In effetti l’encomiabile gioco orchestrato da Luttazzi può risultare logorroico e un po’ pretenzioso e rende il libro una lettura per intenditori.

Marco Ragni

1 ottobre 2013

Voto: 7

Positivo: Luttazzi si conferma fuoriclasse della satira e della parodia

Negativo: il testo, nella sua lunghezza, può risultare logorroico