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La Gelosia “È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre”. La tragedia di Otello potrebbe essere tutta sintetizzata in questa mirabile frase di William Shakespeare, un enunciato tanto preciso da rendere in un sol colpo l’essenza della vicenda.

E proprio perché il mostro di cui sopra non ha ne tempo ne luogo preciso, vivendo ovunque e in ogni epoca, ecco che l’Otello diretto da Carlo Sciaccaluga lascia l’antica Repubblica di Venezia per spostarsi in uno scenario mediorientale, un teatro di guerra contemporaneo dove il Moro e i suoi si aggirano con indosso divise mimetiche e anfibi militari.

Il ruolo del condottiero tocca a un bravissimo Filippo Dini che, attorniato da un cast di grande qualità, evoca con maestria ogni demone dell’amore, dalla tenera passione degli inizi alla crescente gelosia, destinata a mutare in ferocia omicida. Il suo Otello non è scuro di carnagione, ma a causa di una maschera che ne copre parzialmente il volto.

Sul fronte opposto c’è lo Iago dell’eccellente Antonio Zavatteri, un amichevole sodale che cela i suoi malvagi intenti dietro una facciata di affabile lealtà.

Poi c’è il grande merito di Sciaccaluga che, nella sua attualizzazione della tragedia, ha giustamente scelto di puntare su una semplificazione in grado di rendere il testo più dinamico e apprezzabile. Nella parlata degli attori c’è la bellezza di Shakespeare ma anche il turpiloquio della soldataglia e l’agilità delle espressioni quotidiane.

Il risultato è uno spettacolo permeato di un’attualità quasi da cronaca, salvo poi rivelarsi spietatamente fedele alle drammatiche vicende che il Bardo ci narrò tanti secoli fa. Un buon lavoro.