Uno spettacolo fuori dalla politica che mette le persone al centro della scena

 Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, giovedì 27 febbraio 2014

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Il Magazzino 18 che da il titolo allo spettacolo di Simone Cristicchi è un nonluogo che contiene oggetti apparentemente privi di valore: mobili impolverati, vecchi libri, antiche fotografie. Masserizie, per usare il termine un po’ desueto ripreso nel testo. Quegli oggetti giacciono li, in un deposito del vecchio porto di Trieste, da oltre mezzo secolo. Sono le vestigia mute degli esuli di Fiume, Istria e Dalmazia, tracce silenziose che riprendono voce quando un mediocre impiegato del ministero arriva da Roma per archiviarle.

Partendo da una situazione di banalità quotidiana, Cristicchi si addentra in sentieri impervi, riportando letteralmente in vita i fantasmi dei profughi, delle vittime delle foibe e di tutti coloro che hanno sofferto per l’incedere indifferente della Storia.

E proprio la Storia con la S maiuscola si deve fare da parte per lasciar spazio alle storie fragili e toccanti di persone comuni, stritolate dai formidabili eventi geopolitici, private della loro dimensione da situazioni troppo grandi e complesse.

Come è noto lo spettacolo è finito nel mirino di molte critiche evitabili, perché l’argomento è da lungo tempo oggetto di una strumentalizzazione bipartisan vergognosa, che si è appropriata della sofferenza a scopi propagandistici, senza provare a capirne il significato. Per fortuna Cristicchi non cade nella stessa trappola e si concentra sugli esseri umani, su quelle persone che furono solo vittime, indipendentemente dalle etichette imposte allora come oggi.

Tra monologhi e canzoni scritte ad hoc, sul palco sfila la mesta parata dei morti, degli ammazzati, degli esuli, dei “rimasti” e degli idealisti disillusi.

L’impeccabile regia di Antonio Calenda sottolinea e amplifica le emozioni evocate e, in più di un’occasione, si deve fare i conti con la pelle d’oca o con il groppo alla gola, merito anche delle giovanissime comparse che fanno da sottofondo al monologo.

Uno spettacolo di rara sensibilità che si chiude con un lungo scroscio di applausi, un replica più che sufficiente a mettere a tacere ogni assordante polemica.

 

Voto: 9

Positivo: il rispetto e la sensibilità per il dolore delle vittime

Negativo: niente di rilevante

 

Marco Ragni

28 febbraio 2014