La bionda e l’occhio dietro all’obiettivo

“I wanna be loved by you, just you and nobody else but you…”. Queste sono solo alcune delle parole che hanno contribuito alla creazione di un mito, quello della donna che negli anni ’60 era considerata il sogno proibito di tutti gli americani e non solo.

Ovviamente sto parlando di Marilyn Monroe, al secolo Norma Jeane Baker, colei che può essere considerata una delle prime icone pop.

Rappresentata da artisti del calibro di Dalì e Warhol, Marilyn era molto più di una semplice attrice. Per comprenderlo è sufficiente osservare gli ultimi scatti firmati da Bert Stern, in mostra al Forte di Bard fino al prossimo 4 novembre.

Secondo alcune credenze, in una fotografia è racchiusa l’anima del soggetto, che viene intrappolata

nella celluloide per una strana alchimia. Di fronte ad alcune delle foto esposte alla mostra non si può che concordare. Il set, composto da più di duemila foto, durò complessivamente tre

giorni e fu commissionato dalla rivista Vogue, che ne scelse solo otto scatti permettendo agli altri,

ritenuti troppo osé e censurati per anni, di entrare nella storia.

È affascinante leggere i ricordi di Bert Stern in merito a quell’esperienza unica avvenuta a sole sei settimane dalla prematura morte della diva.

Il fotografo ci restituisce un’immagine della bella Marilyn giocosa, trasgressiva ma soprattutto

umana.

Sdraiata in una camera d’albergo, circondata da bottiglie di champagne e vodka, Marilyn si

abbandonò all’obiettivo del fotografo mostrando tutta se stessa, quasi completamente struccata e

vulnerabile.

Una vulnerabilità che traspare in quasi tutti gli scatti e che mostra ben oltre la Marilyn che posò per Playboy o quella che raccontava dell’amicizia tra le ragazze e diamanti.

Quella che si vede alla mostra è una donna che si confida con l’obiettivo, senza troppe remore, e che ad esso affida i suoi sguardi più malinconici.

Non è questo il luogo per parlare della storia di una donna né delle sue sfortune così come non mi

soffermerò sulla grandiosità delle immagini, molte delle quali virate ai sali di platino.

Preferisco piuttosto ricordare la fragilità della diva, una donna coperta da un drappo trasparente che, come la sua bellezza, tenta di nascondere ciò che si cela nel più profondo del suo animo.

E dietro a quel drappo si intravede quanto fosse sola e quanto stesse gridando aiuto senza purtroppo, ricevere risposta.

Nell’esposizione trovano posto due opere firmate dal fotografo e, idealmente, dalla stessa Norma.

Il titolo delle due fotografie è Crocifissione I e II, e sono scatti che non soddisfecero Marilyn e che la stessa segnò con una croce fatta con l’inchiostro rosso.

Un’ultima osservazione è d’obbligo per la splendida cornice in cui è incastonata questa esposizione.

Arroccato all’ingresso della Val d’Aosta, il Forte di Bard (del quale vi abbiamo ampiamente parlato in un altro articolo) da alcuni anni ospita interessanti esposizioni temporanee che attirano gente da tutta Italia.

A mio parere l’organizzazione all’interno del forte non è molto curata e i visitatori sono quasi abbandonati finché non arrivano alla zona delle mostre. Tuttavia il panorama e la bellezza del complesso saranno in grado di farvi dimenticare queste piccole mancanze.

 Voto: 8

Positivo: Bellissimo allestimento e foto straodinarie

Negativo: Organizzazione del posto poco curata

Roberto Cera

24 agosto 2012