15 Settembre 2011

Prima di visitare una mostra di Mirò, come quella che trovate al Forte di Bard fino al prossimo 1 novembre, giova ricordare che il pittore era un’apprezzato esponente del surrealismo.
Wikipedia spiega che il movimento, apologia artistica dell’inconscio, è in opposizione con il Dadaismo, che invece rifiuta ragione e logica puntando dritto alla stravaganza. Non che la differenza, in concreto, sia semplicissima da capire per chi non è del mestiere.
Ad ogni modo sapere che le opere dell’artista spagnolo (che oltre pittore fu anche scultore e creativo a tutto tondo) sintetizzano un radicale distacco dalla realtà di tutti i giorni aiuta un po’ ad approcciarsi a ciascuna di esse con la necessaria apertura mentale. Nell’impossibilità di coglierne appieno il significato ci si affida all’istinto, lasciando le porte aperte alle suggestioni che colori e forme inattese comunicano allo spettatore mediamente informato.
Le tinte sembrano inseguire un universo fantasioso che rende giustizia a quella citazione di Jacques Prévert, il quale definiva Mirò “Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”. In effetti sembra di cogliere reminiscenze d’infanzia solo lievemente “corrotte” dallo spirito di un adulto. Un uomo che però sembra rimasto in grado di trattenere un briciolo di quell’Io bambino che gli ha consentito di giocare con l’arte, fino ad avventurarsi in qui limiti estremi che lo condussero, prima della morte, a tentare un concepimento di una scultura gassosa quando non di una pittura che superasse il limite della terza dimensione.
Nelle sale di Bard troverete un assaggio sostanzioso di Mirò e del suo mondo. E che lo apprezziate o meno vi sentirete un po’ parte di esso.

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Voto: 6

Positivo: Il surrealismo ha il suo fascino…
Negativo: …ma se non siete esperti d’arte può disorientare parecchio.

Marco Ragni

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