Omaggio a Antonin Artaud

 

“Cosa ci faccio qui?” Credo proprio che questo pensiero possa attraversare la mente di chiunque si trovi, senza saper cosa stia per accadere, ad uno spettacolo di danza balinese. Una reazione non certamente dovuta ad un giudizio estetico in merito allo spettacolo, quanto piuttosto alla tremenda distanza esistente tra la nostra cultura e quella indonesiana.

Ma procediamo per gradi. Anche quest’anno MiTo ha presentato nel suo programma una selezione di ospiti internazionali, tra i quali compare anche la compagnia di musiche e danze balinesi Sebatu. Questa compagnia, considerata una delle più importanti di tutta Bali, si esibisce in occidente sin dal 1969, ricalcando le orme di quella che tanto influenzo Artaud nell’ormai mitica esposizione coloniale del 1931.

E proprio a quest’ultimo sono state dedicate le due serate in programma, la prima andata in scena al Teatro della Luna di Assago (11 settembre) e la seconda al Teatro Regio di Torino (12 settembre).

Lo spettacolo era diviso in due atti distinti, il primo incentrato sulla sacralità del gesto e della musica, grazie anche alla straordinaria orchestra gamelan e alla bravura dei ballerini, il secondo costituito dalla rappresentazione, probabilmente, del Wayang Wong, danza mitica che ripropone alcuni passaggi dell’epoea del Rāmāyaṇa.

Perché dico probabilmente?

Perché l’organizzazione del MiTo non ha considerato che non tutti gli astanti potessero avere delle lacune in merito e, purtroppo, non ha fornito al pubblico supporti che potessero guidare la visione dello spettacolo. Sono cosi andate perse informazioni essenziali quali i ruoli dei diversi attori o la parte finale della rappresentazione, completamente vocale ma incomprensibile per i non addetti ai lavori.

Certo rimane il fascino di aver sentito suonare un gamelan, orchestra composta prevalentemente da percussioni e fiati tra le più rinomate al mondo, e di aver assistito all’eterna lotta tra Hanuman, con le sue scimmie colorate, e il demone Rāvaṇa per la liberazione di Sītā.

Una bella soddisfazione ma penso proprio che, conoscendo prima la storia, avrei saputo anche da che parte schierarmi!

Roberto Cera

18 settembre 2012

 

Voto: 9

Positivo: la bravura dell’orchestra e degli attori capaci di tenere attaccati alle poltrone un pubblico di

tutte le eta

Negativo: la mancanza di pamphlet esplicativi ha reso la comprensione dello spettacolo un po’

ostica