Morte di un commesso viaggiatore

Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 20 febbraio 2015

Un testo solido come Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, è già punto di partenza privilegiato per uno spettacolo di successo.

Elio De Capitani coglie l’occasione di costruire, attorno all’opera, un ossatura registica caratterizzata da una certa personalità e c’è da dire che la cosa gli riesce piuttosto bene.

Il dramma di Willy Loman, venditore ultrasessantenne ossessionato da un successo che non riesce a raggiungere, occupa la considerevole durata di tre ore. Due tempi da novanta minuti che non vanno giù come un bicchiere d’acqua ma che riescono nell’intento di raccontare la storia nel dettaglio e senza annoiare gli spettatori.

I panni del protagonista li veste degnamente lo stesso De Capitani, affiancato da una brava Cristina Crippa (la devota Linda, moglie di Willy) e dagli energici “History Boys” Angelo Di Genio e Marco Bonadei (rispettivamente i figlio Biff e Happy).

Grazie alla scenografia mobile e ai sapienti giochi di luci, realtà e tempo presente si mischiano con la sfera onirica e le memorie del passato, in una serie di flashback quasi cinematografici che portano il pubblico dentro la testa del protagonista.

I temi dell’opera di Miller (senso di fallimento, dignità calpestata, assenza di speranze, ingratitudine sociale) sono di un’attualità talmente dolorosa che bastano da soli a coinvolgere gli animi.

Uno spettacolo realistico e quasi spietato, che non lascia spazio a facili alibi ma che guarda con severità all’animo umano. Colpisce lo stomaco prima ancora del cuore.

Marco Ragni

23 febbraio 2015