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Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 15 aprile 2014

Assistere a uno spettacolo di Alessandro Bergonzoni è sempre un’esperienza illuminante. Si arriva alla fine frastornati, piacevolmente ubriachi, in grado di vedere le cose da un punto di vista diverso.

È successo in particolare con “Nessi”, ultima invenzione del geniale attore bolognese, una funambolica riflessione sulla vita, sulla morte, sui legami personali e su molto altro ancora.

Si inizia al buio, con la voce di Bergonzoni che riempie la sala, mettendo in scena un dialogo tra due persone che cercano di riattivare la luce. Una luce che forse non è solo quella elettrica ma il faro stesso dell’esistenza.

Dopo una decina di minuti il sipario si apre su una coltre di fumo dalla quale sbuca il protagonista della serata, lunga chioma bianca, scarpe improbabili e piglio da sciamano.

Quando la nuvola si dirada, sul palco restano solo il mago delle parole e tre piccole incubatrici. Serviranno simbolicamente a far nascere il brillante monologo che terrà banco per circa un’ora e mezza.

Con la sua verve surreale, Bergonzoni disegna sogni più veri del vero, mantenendo una coerenza di riflessioni quasi miracolosa, se si considera che l’intera architettura si basa sui nonsense.

Il titolo “Nessi” fa riferimento proprio alle connessioni , perché l’idea che anima tutto lo spettacolo sembra presa dai versi di Donne: “Nessun uomo è un’Isola”. Ciascuno deve dunque relazionarsi costantemente con gli altri, in ogni momento.

Dal flusso di pensieri denso e profondo, anche se giocato in punta di humor, sgorga un vero e proprio inno alla vita e a tutte quelle cose che contano davvero.

Il finale è un’esplosione di applausi che il nostro ripaga con una serie di generosi bis. Immenso!

Voto: 10

Positivo: una riflessione profonda ma lieve e divertente. Cosa volere di più?

Negativo: nulla

Marco Ragni

17 aprile 2014