Più che un concerto un’esperienza a tutto tondo

Sabato 24 Novembre, nell’ormai storico locale “Hiroshima mon amour” di Torino, si è svolta la Notte della Paranza, evento che, con l’allegria e il calore della musica tradizionale, riunisce ogni anno un pubblico di età eterogenea per farlo ballare fino allo sfinimento.

Definire la Notte della Paranza un concerto sarebbe come paragonare un tramezzino ad un pranzo delle feste. Le attività legate all’evento iniziano in genere già nel pomeriggio, con diversi seminari incentrati sui balli e le danze che fanno parte della grande famiglia delle tarantelle. Naturalmente questa è solo una classificazione che non rispecchia appieno le sfaccettature di un genere molto vasto, comprendente al suo interno tanti altri sottogeneri quali, ad esempio, la pizzica pizzica e la taranta. In tutto il bacino mediterraneo, infatti, sono presenti sonorità che, attraverso l’utilizzo di percussioni battenti e strumenti a fiato, risultano legate da un fil rouge che si dipana attraverso secoli di storia. Secoli che riemergono in movimenti quasi sincopati, capaci di trasportare in uno stato di euforia che presto riesce a contagiare tutti gli astanti. Tutti in cerchio, in quella che viene definita ronda, i partecipanti si alternano, spesso una coppia alla volta, in balli che divengono in parte vere e proprie dimostrazioni di bravura e, contemporaneamente, occasioni per riemergere dallo stress quotidiano e per gettarsi in un mondo in cui non è necessario pensare.

Forse è proprio questo il successo di un progetto come quello della Paranza: riuscire a riunire, attraverso sonorità che hanno un che di atavico, gente di ogni età e condizione sociale. Già ai seminari che precedono la Notte vera e propria è possibile trovare bambini che ballano con adulti, come accade nelle più classiche sagre paesane. Naturalmente questa condizione che coinvolge tutti gli astanti si amplifica poco prima del concerto vero e proprio. Si assiste quindi ad un evento che anticipa l’evento dove musicisti presenti tra il pubblico si danno il cambio per scaldare gli animi di tutti coloro che sono disposti a ballare. Credo che quel momento sia ancora più caratteristico del concerto stesso. Di nuovo tutti in cerchio, pronti ad alternarsi, amici e sconosciuti si avvicendano, spesso mischiandosi, per farsi trascinare in quella spirale che, secondo la tradizione, era causata dal morso della temuta tarantola. Quando gli animi sono caldi, e la temperatura nel locale è salita notevolmente, ecco iniziare il concerto vero e proprio.

Dopo pochi minuti è già diventato impossibile trovare qualcuno che non balli, insieme o in capannelli separati tutti i presenti non riescono a resistere alla scaletta proposta. Sicilia, Puglia, Calabria, Campania, e non solo, diventano protagoniste di un carosello di note e colori che, per alcune ore, riescono a scaldare una fredda notte torinese. Magia della musica…

Roberto Cera

26 novembre 2012

Voto: 8

Positivo: il calore del gruppo e soprattutto del pubblico riescono a coinvolgere anche i più riottosi

Negativo: l’ambiente, per quanto grande non basta a contenere il calore del pubblico che trasforma il posto in un piccolo forno. Ogni tanto è necessario riemergere per riprendere fiato.

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