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Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 2 dicembre 2014

Tratto dal romanzo Piangi pure di Lidia Ravera (nota per il best seller Porci con le ali) lo spettacolo Nuda proprietà, diretto da Emanuela Giordano, è uno spaccato di vita quotidiana molto divertente e altrettanto toccante.

I protagonisti sono Carlo e Iris, interpretati ottimamente da Lella Costa e Paolo Calabresi. Il primo è uno psichiatra sfrattato dal suo studio, la seconda la proprietaria di un appartamento dello stesso palazzo che propone al medico di ospitare provvisoriamente la sala visite in uno spazio della sua abitazione, un appartamento che nel frattempo sta cercando di vendere con la formula della nuda proprietà.

Nella cornice di questa situazione ordinaria prende vita un piccolo capolavoro che parla di sentimenti in tarda età, del timore per il futuro, dei rimpianti del passato e soprattutto dell’importanza del presente.

I brillanti dialoghi tra i protagonisti accompagnano lo spettatore attraverso le ellissi temporali che scandiscono le tappe della strana “convivenza”. Un rapporto nato per motivi professionali ed economici che cambia forma attraverso i mesi, si muta in amicizia e quindi in amore.

È principalmente un racconto di sentimenti over 60, non meno intensi di quelli giovanili. Certo, l’impeto è diverso, sono più articolati, velatamente ironici e malinconici, ma colpiscono lo spettatore dritto al cuore ed è difficile non essere coinvolti nei momenti più toccanti, come il dialogo finale tra Iris e Carlo.

A fianco della Costa e di Calabresi meritano un plauso Claudia Gusmano e Marco Palvetti, rispettivamente calati nella parte della nipote di Iris, una giovane ribelle e simpaticamente sfacciata, e di Marra, l’improbo acquirente dell’appartamento.

Messo in scena con stile da Emanuela Giordano, Nuda proprietà è uno spettacolo che si distingue per delicatezza e intelligenza e per la capacità di toccare con garbo (spesso addirittura con grande umorismo) temi forti della vita umana come la solitudine, la malattia e lo scorrere inesorabile del tempo. Perché in fondo sono poche le cose che non si possano esorcizzare con un sorriso…

Marco Ragni

4 dicembre 2014