Tra natura e arte nel cuore della Capitale

Ho passato la maggior parte della mia infanzia ad Almagro, un quartiere limitrofo a Palermo, e da piccina ci andavo davvero spesso, se non altro per la presenza dello zoo che su di me aveva un fascino irresistibile.
Dopo più di vent’anni il motivo principale per tornare in quel barrio era sempre il “Jardìn zoologico” come tanti anni prima. Ma questo ve l’ho già raccontato…
Dopo la piacevole visita agli animali ci siamo allontanati dal parco per cercare un posto dove pranzare. Trovata una trattoria alla buona abbiamo mangiato di gusto e in abbondanza con carne e verdure. A dire il vero, io ho scelto una bella porzione di morcilla, cioè il sanguinaccio, una prelibatezza che da piccina mi piaceva e che non sapevo quanto mi sarebbe mancata una volta arrivata in Italia. Mi è capitato di trovarla in Francia, ma non nella Penisola, quindi ho pensato che, fin che ne avevo possibilità, fosse meglio assaporarla con attenzione per registrarne sapore, profumo e consistenza.
Non la ricordavo però speziata al punto da essere difficile da digerire e così, in un torpore postprandiale che prometteva di prolungarsi per parecchie ore, siamo usciti a passeggio per i parchi di Palermo iniziando dal “Jardìn Botanico” e proseguendo col meraviglioso roseto.
Camminando, canticchiavo i versi di Victor Heredia della canzone “Cosmopolita y liberal”. Non riuscivo a smettere, anche perché ero in una specie di trance digestivo…

… que no hay otro sol más lindo (che non c’è un sole più bello)
que en Palermo los domingos (que a Palermo le domeniche)
cuando empieza a atardecer, (quando inizia ad imbrunire)
y hueles tanto a mujer. (e profumi tanto di donna)

Arrivati al roseto, mi sono svegliata per un attimo incuriosita da un uccellaccio – un rapace che poi ho scoperto essere un caracara – tutto intento a spolpare la sua preda in una bella ed elegante aiuola del parco. Mi sono fatta pure sgridare perché, dandogli la caccia con la macchina fotografica, ho calpestato l’erba.
Il mio fidanzato, Marco, mi ha distolta dallo spettacolo splatter e convinta a proseguire nei più romantici portici del roseto, di fianco al laghetto con pedalò e paperelle.

Dopo la passeggiata abbiamo visitato il Museo Sivori, un’esposizione d’arte moderna e e contemporanea, e, nel bar del giardino interno, eccoci ad assaggiare un’altra tipicità argentina: il “submarino” che avevo quasi completamente rimosso dai miei ricordi finché non ho letto il nome sul menù. Si tratta di un bicchierone di latte caldo con un cioccolatino immerso sul fondo, il tutto accompagnato da un paio di “medias lunas” (cornetti). Queste ultime ve le raccomando proprio!
La giornata è stata intensa e piacevole ma era ormai giunta l’ora di tornare a casa.

Sulla nostra guida c’era scritto che di sera il barrio si popola di travestiti e, siccome noi non siamo animali notturni, abbiamo pensato di lasciare ad altri la scelta di verificarlo…

Maia Fiorelli

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Voto: 8
Positivo: Palermo è un polmone di Buenos Aires
Negativo: Al ritorno abbiamo faticato tantissimo a trovare il bus giusto. Gli abitanti di Buenos Aires sono molto disponibili per dare indicazioni, ma queste sono spesso discordanti.

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