Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 25 marzo 2014

1.Pantani-foto Claire Pasquier

Il titolo è “Pantani” e basta. Non serve aggiungere altro quando si parla di un personaggio così, rimasto nell’immaginario di tutti, anche di chi non ama il ciclismo.

Del resto lo spettacolo scritto e diretto da Marco Martinelli, e portato sulla scena dal Teatro delle Albe, è principalmente un dettagliato tributo al ciclista romagnolo, finito al centro di uno dei più torbidi scandali sportivi dei nostri tempi e scomparso nel 2004, a soli 34 anni.

Raccontare la leggenda triste e gloriosa del “pirata” non è cosa semplice, si sceglie allora una narrazione ibrida, a metà tra la tragedia greca e il documentario. Dalla dimensione dello sport e del ricordo si passa a quella politica, facendo leva sulle tribolazioni del campione per mettere sotto processo le ipocrisie di una società pronta a trasformare gli idoli in mostri, e viceversa.

Martinelli passa dal caso Pantani per puntare (giustamente) il dito contro un sistema grottesco, spesso corrotto, sempre superficiale fino alla crudeltà. Lo fa con la cura del saggista, del giornalista di inchiesta, utilizzando i personaggi in scena per raccontare punti di vista inediti, vicini al ciclista.

Sul palco c’è allora la famiglia del campione – la madre Tonia (Ermanna Montanari), il padre Paolo (Luigi Dadina) e la sorella Manola (Michela Marangoni) – ma ci sono anche i compagni di squadra, l’amico giornalista e molti altre figure che hanno attraversato la vita di Pantani.

Lui, il vero protagonista, c’è invece solo nei filmati d’archivio che scorrono sullo schermo, una parete bianca che svetta sullo sfondo e che trasmette memorie in technicolor.

Il ritmo è buono e l’argomento viene affrontato con la massima cura, badando più alla sostanza che alla forma. Nonostante questo le oltre tre ore di spettacolo si sentono eccome, specialmente nel finale quando la narrazione sembra trascinarsi senza trovare una vera e propria ascesa che consenta di chiudere in bellezza.

 

Voto: 6,5

Positivo: spettacolo coraggioso, più vicino al documentario che al genere teatrale

Negativo: la durata eccessiva

 

Marco Ragni

27 marzo 2014