Modugno_esegue_Vecchio_frac_e,_mentre_fischia,_percuote_la_cassa_della_chitarra

“Modugno esegue Vecchio frac e, mentre fischia, percuote la cassa della chitarra”. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikipedia

Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 17 marzo 2015

Vedere Beppe Fiorello nei panni di Domenico Modugno è una sorta di deja vu. L’attore aveva già interpretato Mr.Volare in una miniserie realizzata dalla RAI un paio di anni fa e lo spettacolo Penso che un sogno così… è in un certo senso il seguito ideale della fiction.

Se sul piccolo schermo l’identificazione tra Fiorello e Modugno era pressoché totale, trattandosi di una biografia televisiva, a teatro va in scena un gioco di specchi che sviscera il legame tra il protagonista e il cantautore pugliese.

Tornando indietro fino alla sua infanzia siciliana, Fiorello “usa” Modugno per ricordare suo padre, un finanziere con una grande passione per la musica.

Su un palco mobile, reso magico dai giochi di luce e dalle proiezioni che investono la scena, l’attore sfodera tutta il suo versatile talento e, se a volte risulta fin troppo istrionico, colpisce nel segno ogni volta che si cimenta in performance canore.

Tra un brano e l’altro si fa chiaro il vincolo di ammirazione che stringe Fiorello alla sua immagine di Modugno, un’immagine che spesso si confonde con quella paterna e che diventa un faro da seguire nella strada che porta al successo.

Nell’eterogeneo cammino della memoria c’è ampio spazio per le emozioni e, malgrado qualche digressione di troppo (del tutto fuori tema quelle che rimandano alle vittime dell’Ilva e di Marcinelle), lo spettacolo funziona fino in fondo, merito anche della solida regia di Giampiero Solari che non perde smalto anche quando la struttura drammaturgica si fa troppo confusa.

Marco Ragni

18 marzo 2015