Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia, sabato 24 febbraio 2018

Se Perfetta è un successo, il merito è tanto di Geppi Cucciari quanto di Mattia Torre, l’autore del testo.

Lei la conosciamo bene. Nata artisticamente sul palco di Zelig, ha inanellato una serie di soddisfazioni televisive, cinematografiche e teatrali, facendosi apprezzare per il suo umorismo che la rende una sorta di Bridget Jones dai tempi comici perfetti. Anche Mattia Torre, d’altra parte, non è l’ultimo arrivato. Sceneggiatore e autore teatrale, è noto soprattutto per aver scritto Boris, serie culto che racconta i dietro le quinte di un set televisivo.

L’unione fa la forza, e dalla collaborazione di cui sopra nasce uno spettacolo dai toni leggeri che sa essere divertente e non rinuncia a farsi spunto per qualche riflessione.

Per l’occasione, sul palco c’è solo Geppi e, a onor del vero, non serve altro. La scenografia è l’essenza del minimalismo: uno schermo bianco posto alle spalle dell’attrice per accogliere le luci colorate. Il cromatismo dei riflettori servirà a scandire i diversi momenti del monologo.

La parola d’ordine è ciclicità, infatti lo spettacolo mette in scena la quattro fasi del ciclo femminile, raccontando il tran tran di quattro martedì pescati in settimane consecutive dello stesso mese.

In ogni giornata gli eventi che si svolgono sono sempre gli stessi, ma si colorano – letteralmente – di tinte diverse a seconda delle fasi che la protagonista sta attraversando Al cambiare della settimana cambia anche il profilo emotivo della protagonista e con esso si trasforma la percezione di ciò che accade.

Ciascuna fase è associata a una stagione simbolica dell’emotività femminile: si inizia con un lento e gravoso inverno per attraversare l’ebbra primavera, l’energia dirompente dell’estate e approdare nel cupo autunno della tanto temuta sindrome premestruale.
In questa semplice ma solida struttura si innestano situazioni e personaggi efficaci che la Cucciari sa gestire al meglio, avvalendosi della sua mimica e della capacità di enfatizzare le battute.

 Pienamente calata nella parte di un’ambiziosa venditrice d’auto, in competizione con il collega maschio di un’altra filiale, l’attrice interpreta efficacemente le quattro “personalità” descritte da Torre, con un effetto umoristico surreale ma non troppo. Il monologo dura il giusto, un’ora e mezza che risulta piacevole e scorre via liscia tra una risata e l’altra. Per tutto il tempo l’equilibrio tra testo e interpretazione si mantiene dinamico e gli applausi del finale sono tutti meritati.

Marco Ragni