Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia, martedì 22 gennaio 2018

Tratto dall’opera di Eric-Emmanuel SchmittPiccoli crimini coniugali è un pungente confronto famigliare con un crescendo feroce, dove i due protagonisti, Michele Placido e Anna Bonaiuto, si massacrano a vicenda a suon di recriminazioni e nostalgie.

Per l’occasione il palco diventa l’appartamento di una coppia benestante, con tanti libri sparsi qua e là ad enfatizzare il ruolo di giallista di successo di Marco, il personaggio principale. La coppia è sposata da 15 anni e sta affrontando un trauma a causa della perdita di memoria di lui, dovuta, pare, a una caduta dalle scale.

Non serve altro pretesto, se non quello del ritorno a casa dello scrittore, per creare i presupposti che portano i due coniugi a dissezionare verbalmente gli anni di vita insieme.

L’escamotage dell’amnesia è un ottimo stratagemma per invertire i ruoli e per porre Elisa, la moglie, nel ruolo di autrice di una vita da reinventare, nel tentativo di rendere il marito una persona diversa.

Placido e la Bonaiuto tengono benissimo la scena, sempre presenti con le parole e con la mimica nel continuo e tagliente battibecco, tanto crudele quanto dolce, dove non mancano continui colpi di scena che ribaltano le aspettative.

Attraverso una sequela di bugie, contraddizioni e sfoghi i due arriveranno ad una verità che non apparirà poi così estranea e chiunque conosca le dinamiche di una lunga vita di coppia.

La regia, curata dallo stesso Michele Placido, è sobria e funzionale al testo e appare perfetta per uno spettacolo che ha nei dialoghi il suo punto di forza. Dopo un’ora e mezza di lotta a due voci arriva anche il lieto fine che troverà nel perdono reciproco la forza necessaria ad aggiustare le cose.