Quello che non ho 2 ph Caroli (1)

 

Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia martedì 12 gennaio 2016

Quello che non ho…è quel che non mi manca, cantava De André. È più che mai significativo che l’ultimo spettacolo che vede protagonista Neri Marcoré prenda il nome proprio dal famoso pezzo di Faber, visto che questo pregevole esempio di teatro canzone ha la spina dorsale nei pezzi del cantautore genovese, con vertebre lucide e furenti fatte delle riflessioni i Pasolini e dei suoi Scritti Corsari.

La voce e il pensiero di questi artisti di ieri è utile quando si guarda il mondo di oggi, perché la tetra realtà che ci avvolge non è, ahinoi, diversa dalle visioni dei due profeti, che già decenni fa videro la degenerazione della società verso il Moloch del consumismo e della crescita dissennata.

Su un palco decorato da scenografie che sembrano fatte i carta crespa, Neri Marcoré, ottimamente accompagnato dalle voci e dalle chitarre di Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini, alterna storie di ordinaria follia a brani di De André, interrogandosi sugli strati grotteschi del presente e cercando “Gocce di Splendore” per ritrovare la speranza.

Il tessuto narrativo scritto e diretto da Giorgio Gallione ha la natura eterogenea di un mosaico che rimbalza tra attualità, citazione, cronaca e ricordo ma che, nel complesso, è perfettamente in grado di reggere il racconto di un epoca – la nostra – in cui occorre muoversi tra antiche desolazioni e moderne utopie.

Una piacevole ora e mezza di musica e parole che ci conduce a chiedersi se il senso della vita non lo si possa cercare tra i tenui bagliori delle lucciole. E la risposta è dolce e sfuggente come il loro sfavillio.

Marco Ragni