Un itinerario siciliano tra storia e leggenda

Foto tratta da Gira Sicilia – Creative Commons

Foto tratta da Gira Sicilia – Creative Commons

In Piazza Santa Maria, s’innalza al cielo la basilica dedicata alla Madonna, straordinario modello d’architettura religiosa che affonda le proprie radici molto indietro nel tempo, tanto da confondersi con la leggenda. Si narra, infatti, che la chiesa di Santa Maria di Randazzo, oltre a nascondere incalcolabili tesori, fu eretta anticamente nel luogo dove un pastorello scoprì, all’interno di una grotta, una fiammella ardente davanti all’immagine della Madonna che nessuno aveva visto prima. Il ritrovamento suscitò tanto entusiasmo che sulla grotta si costruì prima un altare e poi una chiesetta in legno.
La Vergine divenne così la protettrice del paese che andava sempre più ingrandendosi.
Da qui ebbe inizio la storia della chiesa di Santa Maria di Randazzo, dove, ci ricorda lo storico Antonio Filoteo degli Omodei, vi dimorava il “Dio di Randazzo”, una pregevolissima opera d’arte che rappresentava la crocefissione di Gesù, ma che oggi ne rimane solo una piccola parte, mentre per il resto é andata persa nel tempo.
Si può facilmente affermare che la chiesa di Santa Maria si inserisce in quella corrente stilistica del gotico federiciano, con influenze francesi ed islamiche, tutte fusesi nella corrente normanna predominante in quell’epoca in Sicilia: un gotico sobrio e, solo apparentemente, discontinuo.
La sua struttura muraria è costituita da conci in pietra lavica, di grossa pezzatura e rigorosamente squadrati, dalle cui connessure, con grande maestria, non affiora alcuna traccia di malta.
Nella Basilica di Santa Maria, costruita tra il 1217 e il 1239, sono contenuti sette secoli di interventi, con contributi di scuole diverse, che oggi la fanno apparire un tutt’uno armonico, pur se non omogeneo nello stile, dal quale è possibile verificare il fervore delle attività artigianali, espresso sotto gli aspetti più disparati: imponente costruzione a conci ben squadrati, neri, tutti in pietra lavica, con colonne monolitiche possenti ed alte, con semplici finestre a decorazioni varie.
La pietra arenaria, che appare sulla torre campanaria a rompere la monotonia del nero della pietra lavica, con figure e rappresentazioni della nostra flora e fauna, centinaia di piccoli capitelli, diversi l’uno dall’altro, giocano con luci e con immagini che esprimono un inno innalzato alla nostra terra: tutto ciò ancora oggi ci trasmette lo squisito senso estetico dei maestri scalpellini di allora.

La leggenda del tesoro

Si narra, che sotto la chiesa di Santa Maria, giaccia incantato un tesoro le cui immense ricchezze sono custodite da una chioccia con la sua numerosa covata di pulcini di oro massiccio tempestati di pietre preziose e brillanti. Essi giacciono in una stanza segreta anch’essa piena di ogni ricchezza.
Chi volesse impadronirsi di questi beni, dovrebbe penetrare nella stanza segreta attraverso un cunicolo scavato nella roccia lavica che dovrebbe avere la sua imboccatura sulle balze del fiume Alcantara, sotto il vecchio monastero di San Giorgio.
Narra la leggenda che l’unico momento utile a penetrare nei sotterranei della chiesa e ad uscire, è la notte di Natale, durante l’elevazione della Santa Messa di mezzanotte che si celebra nella chiesa. Infatti, solo durante quei pochi minuti che dura l’elevazione, le sette porte ferrate, guardate da mostri terribili, possono essere aperte. Chi non riuscisse ad entrare ed uscire in questi brevi momenti, rimarrebbe vittima di un incantesimo nel punto in cui si trova alla fine dell’elevazione.
La leggenda racconta che tanti spregiudicati nel passato tentarono di rubare il tesoro ma non riuscirono nell’impresa e rimasero impietriti.

Itinerario inviato da Enzo Crimi e pubblicato su Gira SiciliaCreative Commons

31 luglio 2013