L’ultima dimora della celebre Evita

Ho vissuto per molti anni a Buenos Aires ma, prima del mio grande ritorno di fine 2011, non ero mai stata alla Recoleta. Nei miei ricordi il nome di quel quartiere saltava fuori solo nel testo di Natalio Ruiz, una canzone di Sui Generis, un gruppo argentino che mi piace molto.
Nel brano si parla di Natalio, un ometto serio dal cappello grigio. Io l’ho cercato in ogni dove nel “barrio”, ma senza alcun risultato. D’altronde, già nella canzone, Charly Garcia e Nito Mestre si chiedevano dove fosse andato a finire…
Il giorno della nostra visita faceva caldo, ma il cielo era nuvoloso. Un tempo noioso ed indeciso con l’afa cittadina e senza il chiarore del sole. Era uno di quei giorni che anestetizzano gli entusiasmi, ma non danno alcun motivo valido (che ne so, un temporale, una grandinata) per starsene a casa.
Dopo aver fatto un giro nel quartiere, tra locali per turisti e bancarelle, abbiamo raggiunto il famoso cimitero dove riposano in pace alcune celebrità, tra cui la amatissima Eva Duarte, meglio nota come Evita.
Che personaggio carismatico! Gli argentini l’adoravano allora e l’amano tuttora. Lo sa bene la Presidenta Cristina che, imitandone le mosse, è diventata l’attuale eroina di molti cittadini.

Evita era una ragazza semplice, una donna del popolo arrivata molto in alto ma che aveva mantenuto – o aveva dato l’impressione di farlo – il contatto con la classe più povera. Una delle trovate più famose fu la campagna “Scrivi una lettera ad Evita”. Lei, come Babbo Natale, esaudiva i desideri dei più bisognosi, attirando su di se l’attenzione, mentre in Argentina succedeva qualunque cosa…
Così abbiamo visitato la sua attuale “dimora”, scoprendola circondata di turisti che scattavano fotografie. Nel resto del cimitero non c’era molta gente (viva intendo) ma c’erano un po’ di gatti, che per noi sono irresistibili distrazioni.

Allora abbiamo proseguito pigramente tra le tombe, soffermandoci su questo e quel micio, facendo le nostre considerazioni sulla differenza abissale tra il camposanto della Recoleta e quello, assai più popolare, di Chacarita.
Ormai era ora di andare e di lasciarci alle spalle il cimitero ed il suo quartiere e “ora che il tempo è passato, qualcuno si è chiesto, dove è andato a finire Natalio Ruiz, l’ometto dal cappello grigio”… Noi quel giorno non l’abbiamo visto, ma l’atmosfera era senz’altro opera del suo fantasma.

Maia Fiorelli

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Voto: 7
Positivo: il cimitero monumentale è un posto curioso da visitare
Negativo: l’afa che c’era quel giorno.

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