FormatFactoryRegina madre

Il rapporto tra madre e figlio è il fulcro dello spettacolo Regina Madre, scritto da Manilo Santanelli e interpretato da Antonello Avallone e da un’eccellente Milena Vukotic.

Siamo a metà degli anni ’80 e Alfredo è un giornalista cinquantenne che ha fallito nel lavoro e nella vita sentimentale e che pertanto ha deciso di trasferirsi a casa della madre Regina, settantacinquenne egocentrica e poco empatica che, nonostante sia afflitta da una grave malattia, non rinuncia a tentare di controllare la vita dei figli.

Sono queste le premesse che costituiscono l’ossatura di un gioco a due che dura un paio d’ore, tra aperture e incomprensioni. Mentre la sorella non compare mai in scena, rimanendo protagonista solo nei discorsi, Alfredo e Regina si confrontano e si scontrano, creando collisioni di egoismo e rimanendo sul filo di un’incomunicabilità che spesso, quasi sempre grazie alla verve della Vukotic, esprime sprazzi di umorismo.

Il microcosmo opprimente composto dai due è fissato dal regista (lo stesso Avallone) in un appartamento d’epoca, reso credibile dalle scenografie di Redo Bodò. Per tutta la durata del primo atto lo spettacolo promette bene, costruendo tra i due personaggi un rapporto articolato che si regge su dialoghi brillanti e su spunti di conflitto credibili, come il ritrovamento di un blocco di appunti dove Alfredo sta annotando i dettagli della malattia di Regina, per farne un reportage.

Purtroppo la seconda parte non è all’altezza della prima e risulta ripetitiva e poco propensa ad approfondire spunti che sarebbe stato interessante svolgere.

L’ottima interpretazione di Milena Vukotic non basta da sola a tenere il ritmo e tutto scivola inevitabilmente verso un finale poco entusiasmante.

Marco Ragni