Scaramanzia e sotterfugi in salsa napoletana

È uno spettacolo sul tema, innegabilmente tabù, dalla morte, quel “Requie all’anema soja” andato recentemente in scena al Teatro Sociale di Stradella.
A comporlo sono due vicende, che condividono il macabro argomento della dipartita, tratte dal teatro di Eduardo De Filippo, con l’immancabile abbondanza di situazioni grottesche e paradossali che il drammaturgo napoletano era solito collocare in un contesto di povertà, dove la superstizione domina e l’espediente è spesso l’unica occasione di riscatto.
Scaramanzia e suggestione sono le fondamenta del primo atto dove il titolo “I morti non fanno paura” vuole significare proprio il contrario di quanto afferma.
In questa storia la morte è vera, sebbene i toni assumano connotati farseschi, culminanti con la figura dell’anziana iettatrice che, a metà tempo, si cimenta anche in una parentesi metateatrale, passando tra il pubblico ed evocando auspici macabri e divertenti.
La malcapitata vittima di questa prima vicenda non è tanto il caro estinto quanto il commesso viaggiatore che abita in affitto a casa dello scomparso. Le funeste credenze e le conseguenti scaramanzie dovute alla necessità di pernottare in una stanza che ha ospitato la salma sono fattore scatenante di un crescendo in piena sintonia con la Commedia Napoletana.
Nell’atto secondo, dopo il già citato siparietto della menagramo, è ancora la superstizione a fare da sottofondo ad un racconto dove la morte è invece finzione per sollevarsi da una vita difficile e da una situazione di indigenza.
I protagonisti de “Il cilindro” si inventano infatti una truffa dove una seducente adescatrice cattura l’attenzione dei vogliosi passanti, salvo poi fingersi improvvisamente vedova (con tanto di salma del coniuge ancora calda) e trattenere il denaro che i clienti avrebbero pagato per prestazioni “personali”. Quando la situazione si complica interviene l’uomo col magico cilindro che di realmente incantato non ha nulla se non la capacità di far leva sulle convinzioni e sulle scaramanzie dei malcapitati.
Anche in questo caso il tutto si risolve nel crescente clamore che caratterizza una certa comicità partenopea.

Voto: 6
Positivo: Impeccabili gli attori
Negativo: Le due storie non rappresentano certo la summa della produzione di De Filippo.

Marco Ragni

3 Aprile 2012