Melchionna offre una riuscita rilettura del testo di John Osborne

Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, martedì 11 febbraio 2014

 Tommaso Le Pera_ Russo Rocca (1)

In un claustrofobico appartamento inglese, ricostruito con mobili ed elettrodomestici sparsi in sapiente disordine e sormontati da un soppalco, si consuma la trama di Ricorda con rabbia, commedia umana di John Osborne riportata a teatro dal regista Luciano Melchionna.

Sono in scena i complessi rapporti che legano quattro personaggi molto diversi tra loro: l’irascibile Jimmy (Daniele Russo ), sua moglie Alison (Stefania Rocca), il mite Cliff (Marco Mario De Notaris) e Helena (Angela De Matteo), attrice amica di Alison e in forti contrasti con Jimmy.

È proprio Jimmy, archetipo del ribelle senza causa, a fare da detonatore per la trama, due ore serrate di discussioni, litigi e passioni contrastanti dove ogni personaggio sembra chiuso all’interno del proprio mondo e determinato a salvarlo ad ogni costo.

Alison è succube dell’amore e ancor di più della convinzione di essere la sola a vedere e comprendere le fragilità del marito. Incinta, non osa rivelare al compagno la sua condizione e inizialmente sembra limitarsi a ignorare le sue feroci invettive, perdendosi nelle faccende domestiche. Cliff è un inetto a vivere che sembra esistere soltanto attraverso il rapporto della sua coppia di amici. Helena, che si aggiungerà dopo, è invece ipocrita e saccente, convinta di conoscere ciò che è giusto e di avere la verità in tasca.

Quella messa in scena da Melchionna è una versione che condensa in due atti la pièce originale e che la rilegge, trascendendo la rabbia e guardando dritta alla tragica assurdità di molte vite.

Daniele Russo recita con enfasi feroce ma mai inopportuna. Il suo personaggio è l’incarnazione di una lotta disperata contro il mondo. In realtà muove guerra prima di tutto a se stesso e a un presente che non gli appartiene e dove non riesce a trovare spazio.

Stefania Rocca cambia il volto del suo alter ego con l’incedere della trama. Dapprima prigioniera di un presuntuoso martirio sentimentale, in quanto unica custode della vera essenza del marito, Alison si trasforma, incrina le sue condizioni fino a deflagrare in un finale che mischia pathos e tenerezza.

I personaggi di De Notaris e della De Matteo sono perfettamente funzionali all’evolversi degli eventi. Cliff, con il suo non-essere, mette equilibrio nei rapporti che si sviluppano intorno a lui. Helena innesca il tradimento che fa da ponte ai due atti e che cambia l’asse di ogni relazione.

Il meccanismo funziona perfettamente e nemmeno per un momento si inceppa, giovando al ritmo dello spettacolo. Un ottimo lavoro di regia e interpretazione che il pubblico dimostra di apprezzare e ripaga a suon di applausi.

 

Voto: 8

Positivo: ottimamente diretto e interpretato

Negativo: niente di rilevante

 

Marco Ragni

13 febbraio 2014