Un viaggio dietro lo specchio tra immagini, simboli e significati celati

 Fino al 24 febbraio 2013 il Museo d’Arte Orientale di Torino ospiterà, per la prima volta in Italia una collezione di specchi, provenienti prevalentemente dal territorio cinese, nella mostra intitolata Riflessi d’Oriente.

Ben lungi dall’essere un semplice orpello decorativo o uno strumento estetico, nella tradizione cinese, lo specchio assume, già a partire dall’età del bronzo, una valenza rituale riscontrabile in molte altre culture coeve.

Questo oggetto, infatti, nella tradizione sciamanica è considerato un ponte tra due mondi e, allo stesso tempo, un’arma che attraverso la capacità di riflettere la luce è in grado di allontanare gli spiriti maligni. Può essere interessante notare come in diverse parti del mondo lo sciamano sia sempre stato assimilato alla figura del fabbro, tanto da venir definito, come quest’ultimo, maestro del fuoco. Secondo la cosmologia cinese, il fuoco è l’elemento di partenza nella successione dei wuxing, i cinque elementi che compongono il mondo.

Proprio in riferimento a questa teoria il curatore della mostra Marco Guglielminotti Trivel, docente di storia dell’arte dell’Asia orientale presso l’università di Genova, ha optato per un allestimento che si rifacesse alla teoria dei cinque elementi. Gli specchi esposti sono, infatti, disposti cronologicamente, in un percorso che dal fuoco si sviluppa secondo il principio di creazione che sottende all’alternarsi degli elementi. Questa scelta non è da considerarsi meramente filosofica ma ha in sé un principio di storicità ben esplicato all’inizio del percorso. Al fuoco, infatti, primo colore ed elemento che rimanda all’epoca più arcaica tra quelle presentate, segue il giallo, colore collegato al periodo storicamente successivo, caratterizzato dalla figura dell’Imperatore Giallo, mitico progenitore del popolo cinese. La successione prosegue seguendo i diversi regni che si sono avvicendati, ognuno caratterizzato da cifre stilistiche differenti. È importante sottolineare che solo la parte posteriore dello specchio, rigorosamente circolare, era decorata. Questo, in parte, è dovuto alla forte componente taoista insita nel pensiero cinese. Secondo il taoismo lo specchio è composto da due parti: la parte riflettente, legata al principio dello yang, quindi definita senza una forma propria, e quella posteriore, direttamente riconducibile al principio yin, dotata di una forma definita. Proprio quest’ultima sezione, definita recto, era preposta ad accogliere raffigurazioni che, nei secoli, sono mutate nella forma, nello stile e nel contenuto. Partendo da immagini legate ad archetipi, le decorazioni si evolvono, anche grazie ad una migliore qualità del bronzo, fino a rappresentare scene tratte da racconti o testi filosofici. Questo tipo di specchio, che non presentava manici e veniva impugnato con un cordino legato nella parte posteriore, aveva la caratteristica di mostrare molto chiaramente il recto, rendendolo la parte più interessante. Le culture che intrattenevano scambi con l’impero risentirono dell’influsso artistico e culturale proveniente dalla Cina, cosa che appare evidente anche nella produzione degli specchi. Nella mostra in questione sono ospitati alcuni esemplari provenienti da Giappone, Corea e Medio Oriente, tutti caratterizzati dalla stessa forma e da disegni che ricordano quelli presenti nei modelli esposti.

Questo evento ha il pregio di porre l’accento su una cultura ormai perduta attraverso un aspetto che spesso non viene considerato: la produzione di oggetti di uso comune. Può sicuramente risultare interessante osservare come il pensiero, la tecnica e l’arte di una civiltà si riflettano nella produzione di manufatti che raramente sono protagonisti di esposizioni di tale bellezza.

Roberto Cera

4 dicembre 2012

Voto: 8

Positivo: bellissimo allestimento con opere notevoli e uniche nel genere che rendono la mostra un’occasione per approfondire la conoscenza di una cultura millenaria.

Negativo: gli spazi forse sono un po’ piccoli e le descrizioni risultano vagamente ostiche se non spiegate da qualcuno che conosca bene l’argomento

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