Un revisione della tragedia di Shakespeare tra espressionismo e steampunk

Se questa sera vi recherete al Teatro Fraschini di Pavia per l’ultima replica del Riccardo III è possibile che, varcata la soglia di ingresso, veniate investiti da un’inaspettata raffica da cinema mainstream. La produzione ha infatti deciso di mostrarsi “kolossal” fin dalle locandine che, con la sigla RIII in bella mostra e l’effige di un Alessandro Gassman irriconoscibile nel suo look stempunk, ricordano alla mia generazione la campagne promozionali di Terminator 2 (T2).

A quel punto l’idea di trovarsi di fronte a una versione troppo alternativa della tragedia shakespeariana fa capolino da qualche parte nella mente. Per fortuna vi alberga giusto per pochi minuti perché, all’apertura del sipario, risulta evidente che la rilettura ha una chiave moderna ma non avventata, di certo rispettosa dell’opera del bardo.

Intendiamoci, l’erede del mattatore le sue licenze se le prende eccome. Lo fa però con grande esperienza, dosando le trovate perché siano funzionali allo spettacolo.

Si assiste così a una messa in scena originale, fatta di tinte gotiche e cupe che in certi punti richiamano addirittura l’espressionismo cinematografico tedesco. Il Riccardo III di Gassman è infatti parte Nosferatu – con il braccio destro rattrappito e simile a un artiglio – e parte mostro di Frankenstein. Un gigante deforme e crudele, fuori scala rispetto agli altri personaggi.

La disumanità trasfigurata non cancella però altre sfaccettature che il protagonista è bravo a far emergere, conferendo allo spietato cospiratore tocchi comici che lo rendono ancora più inquietante e alieno.

Accanto a lui si muovono figure altrettanto caratterizzate e profonde, su tutti il sicario Tyrrel, magistralmente interpretato da Manrico Gammarota che ne evidenzia la natura tormentata.

Oltre due ore e mezza di intrighi e omicidi sono una prova impegnativa per il pubblico, ma la durata risulta alleggerita da un buon ritmo e dalle vampate cinematografiche che vengono copiosamente riversate sulla scena. Come è già accaduto in passato Gassman si avvale infatti delle suggestive proiezioni sullo schermo trasparente che copre quasi tutto il palco. Un artificio di grande effetto – specialmente se abbinato alla sfarzosa coreografia – in grado di imprime ulteriormente allo spettacolo quell’identità cinematografica già annunciata. Così nessuno si stupisce quando, in chiusura, gli artisti accolgono gli applausi sotto veri titoli di coda…

 

Marco Ragni

27 marzo 2013

 

Voto: 7

Positivo: ben interpretato e oggettivamente spettacolare

Negativo: la lunghezza e la complessità della trama richiedono un certo impegno