Uno spettacolo solido che coinvolge anche i profani

Prima di assistere a “Rosso”, andato in scena al Teatro Fraschini di Pavia per la rassegna “Altri Percorsi”, il nome del pittore Mark Rothko mi diceva poco o niente.

Non sono poi un grande esperto di arte contemporanea, lo ammetto. Vita e opere di questo espressionista astratto mi fluttuavano in testa, in un mare magnum di nozioni incomplete. Informazioni troppo ingarbugliate per creare delle aspettative…

Ma lo spettacolo diretto da Francesco Frongia e ottimamente interpretato da Ferdinando Bruni e Alejandro Bruni Ocaña ha saputo compiere il miracolo di introdurmi immediatamente in un mondo tangibile, che odorava di tempere e olio. Il regno di colori, tormenti e alcol che caratterizzò l’esistenza dell’artista.

Anche con tutte le lacune del caso non mi è stato difficile seguire i due personaggi nel credibile atelier costruito sul palco, un ambiente con musiche e luci intradiegetiche dove gli spettatori potevano “origliare” conversazioni e litigi, meditando insieme ai protagonisti in scena.

Gran parte del merito va alla capacità di entrambi gli attori di calarsi nei rispettivi ruoli, di sentire e far sentire emozioni, speranze, timori e frustrazioni.

Ferdinando Bruni è un tutt’uno con un Rotchko burbero, affermato, sicuro di sé ma comunque fragile, in balia della depressione e di quelle passioni logoranti che lo condurranno – come insegna la storia – al suicidio.

Ad Alejandro Bruni Ocaña tocca invece la parte dell’aspirante artista, giovane talento inespresso che vuole stare accanto al Maestro per imparare. L’esperienza arriverà pian piano, come colata attraverso le ellissi temporali che dividono le scene, abbracciando un non-apprendistato di due anni. Il ragazzo timido, che inizialmente viene investito e umiliato dall’ego di Rothko, acquista man mano forza, una consapevolezza che gli servirà per tener testa alle convinzioni del suo mentore e per metterle in discussione. Dal contrasto si sprigiona l’energia della crescita.

Il testo scritto da John Logan è un faccia a faccia prezioso tra due personalità ben definite e si presta ad ampie considerazioni sulla pittura e sulla sua funzione, affrontando i temi della “prostituzione” dell’arte, la presunzione della critica, l’avvicendarsi delle correnti. Si esce da teatro con una valigia mentale piena zeppa di riflessioni e forse questo è il primo grande merito di uno spettacolo riuscito.

 

Marco Ragni

4 marzo 2013

 

Voto: 8

Positivo: testo solido, buona interpretazione

Negativo: niente di rilevante

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