ServoPerDue_Favino

Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 30 gennaio 2015

Servo per Due di Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli è uno di quegli spettacoli preceduti da una fama quasi leggendaria. Si parla di persone disposte a un pellegrinaggio da un teatro ad un altro pur di assistere alle tappe previste dal tour.

Un po’ sarà merito dell’appeal del testo goldoniano alle sue radici, Il servitore di due padroni, o magari della sua più recente versione scritta da Richard Bean, One Man, Two Guvnors, ma sicuramente i nomi famosi che spiccano nel cast fanno la parte del leone nell’attrazione esercitata verso il pubblico.

Ambientato nella Rimini fascista del 1936, lo spettacolo eccelle nel rievocare l’atmosfera d’epoca grazie ai virtuosismi dell’orchestra Musica da Ripostiglio. I bravi musicisti distribuiscono generose portate Swing che risultano molto piacevoli, almeno finché non diventano digressioni troppo ripetute in uno spettacolo che va per le lunghe.

Il ritorno al passato lo si ritrova anche nelle gag di chiara ispirazione slapstick: cadute, porte in faccia e chi più ne ha più ne metta. Non è una cosa che stupisce perché in fondo questa comicità, di stampo elementare e fortemente legata al corpo, è stretta parente di quella usata nella Commedia dell’Arte e l’Arlecchino è il progenitore del Pippo incarnato da Favino.

Come in un vulcanico cartone animato sul palco succede di tutto e di più. Il groviglio degli equivoci che ingarbuglia i personaggi va ad avviluppare anche il pubblico ma…se non amate gli spoiler arrestate subito la lettura.

Ancora qui? Allora meritate di sapere che almeno un paio di contaminazioni dalla platea sono state programmate a tavolino. Se non ci credete andate a leggere questo articolo (o quest’altro): ritroverete la scena dello snack offerto dal pubblico al Pippo-Favino affamato e avrete una sensazione di déjà vu riguardante la sfortunata partecipazione di una certa Susanna Valentini, pescata “a caso” dalle prime file.

Uno spettacolo furbo ed eccessivo, capace di conquistare l’affetto del pubblico con risate a grana grossa. Può piacere, ed evidentemente piace a molti.

Marco Ragni

3 febbraio 2015