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Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia venerdì 4 marzo 2016

Le prénom, pièce teatrale di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, ha goduto in questi anni di un notevole successo.

Già nel 2012 uscì nei nostri cinema il film Cena tra amici, pellicola franco-belga che portava sul grande schermo la gustosa commedia. Tre anni dopo, nel 2015, ecco Il nome del figlio, versione nostrana che, partendo dalla stessa origine letteraria, spostava la vicenda in una casa italiana.

Ora tocca a Signori…le paté de la maison raccontare nuovamente la storia, ambientandola sempre in un salotto della nostra penisola. Questo ennesimo adattamento, firmato da Carlo Buccirosso e diretto e interpretato da Maurizio Micheli, ha come prima donna la romanissima Sabrina Ferilli che interpreta il ruolo della padrona di casa.

Anche in questo caso una cena di parenti e amici intimi diventa una arena dove, tra scherzi e rivalità, si scatena una lotta senza esclusione di colpi che coinvolge idee politiche, scelte di vita e legami sentimentali.

La scena si svolge tutta nel soggiorno della appartamento radical chic dei personaggi di Micheli e della Ferilli. Alla caratterizzazione della casa, ben realizzata e curata nel dettaglio, non segue quella dei personaggi, vagamente abbozzati e non molto realistici. Si va dallo stereotipo della coppia di sinistra (ma mica tanto aperta mentalmente) a quella del cognato destroide, presuntuoso e spendaccione, con al seguito moglie paziente e disposta a lasciar giocare il marito tra uno scherzo di cattivo gusto e l’altro.

Sketch dopo sketch, le due ore di spettacolo scivolano via senza problemi, incassando l’apprezzamento della fetta di pubblico più vicina ai ritmi del piccolo schermo. Niente di cui stupirsi di fronte a uno spettacolo fin troppo influenzato dalla comicità a grana grossa di ambito televisivo che, all’umorismo sottile, preferisce le risate facili che sono la spina dorsale di molte sit-com italiane.

Tutto bene comunque…a patto di non essere troppo affezionati allo stile francese dell’originale.

Marco Ragni