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Spettacolo visto a Teatro Fraschini di Pavia, mercoledì 26 ottobre 2016

Sogno di una notte di mezza estate è uno di quei testi su cui si può puntare a colpo sicuro, essendo una delle opere più note e amate della produzione shakespeariana. Una commedia magica che attorciglia le peripezie sentimentali di umani e creature fatate, sposando amore e follia senza dimenticare di rispettare la fragilità dei cuori che battono sotto i colpi di Cupido.

Nel mettere in scena un simile classico solitamente si possono scegliere due strade. La prima passa per il mantenimento di un certo rispetto del testo, mentre la seconda punta su adattamento e attualizzazione, cercando di indovinare le esigenze di un pubblico moderno.

De Capitani decide di orientarsi maggiormente verso quest’ultima possibilità e inietta nel tessuto della trama una (troppo) lunga parentesi dedicata al gruppo degli artigiani, la scalcinata compagnia che mette in scena la favola di Piramo e Tisbe. Questa parentesi comica viene pesantemente ricalibrata seguendo i canoni (discutibili) dell’umorismo televisivo, in un susseguirsi di tormentoni, gag costruite sui dialetti e sugli accenti della penisola e altre idee prese in prestito dal piccolo schermo.

A fare da contraltare al ridicolo degli teatranti di strada c’è la rappresentazione del popolo magico, magistralmente dipinta nei suoi aspetti più dionisiaci e luciferini. Una resa beffarda e malevola che trova pieno sfogo nei personaggi di Oberon (Enzo Curcurù ) e Puck (Giuseppe Amato)

Nel mezzo ci sono i quattro amanti (Sarah Nicolucci, Vincenzo Giordano, Clio Cipolletta e Loris Fabiani) sballottati nel gioco dei sentimenti e contemporaneamente preda delle pulsioni erotiche che vengono amplificate dai Fatati.

Il tentativo di alternare i momenti lirici e quelli comici poteva essere una buona trovata ma nel voler far ridere si spinge troppo – e troppo a lungo – su facili trucchi, affidandosi a scenette esilissime che si costruiscono su escamotage triti e ritriti, come il già citato gioco di accenti e dialetti.

Il risultato è uno spettacolo di ben tre ore che poteva essere snellito di almeno un terzo della sua durata, trovandone ampio giovamento.

Marco Ragni