Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia, venerdì 17 marzo 2017

Spirito Allegro, commedia scritta da Noël Coward negli anni ’40, non è uno di quei testi capaci di distinguersi per profondità.

Indissolubilmente legata al suo tempo – un periodo in cui la Gran Bretagna cercava leggerezza per dimenticare la guerra – la storia racconta di uno scrittore che, mentre cerca spunti per un libro di parapsicologia, si ritrova la casa infestata dallo spettro della sua prima moglie, più che mai determinata a rendergli la vita difficile.

Su queste fondamenta esili e un po’ démodé si costruisce l’allestimento diretto da Fabio Grossi e interpretato da Leo Gullotta. Uno spettacolo che più classico non si potrebbe, tant’è che solo i fondali animati con la tecnologia del video mapping tolgono agli spettatori la sensazione di essere scivolati indietro di almeno 50 anni.

Gli attori, Gullotta in primis, recitano in modo misurato, calibrandosi alla blanda comicità dei dialoghi. Purtroppo la scintilla in grado di incidere, e di rendere più godibile la commedia a un pubblico di oggi, non arriva mai e il risultato è la permanenza di un velo di anonimato su tutto lo spettacolo.

Più che mai provvidenziali i tagli che la regia ha applicato alla lunghezza del testo originale, pensato per durare tre ore. I centoventi minuti trascorsi in compagnia di Charles e dei suoi fantasmi sono assolutamente sufficienti, diversamente di finirebbe per passare dall’evanescenza degli spiriti ai ben più grevi spettri della noia.

Marco Ragni