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La raccolta di racconti scritta da Bernard Quiriny e pubblicata in Italia da L’Orma Editore è da considerarsi, come minimo, molto particolare.

Il titolo Storie Assassine può far pensare ad atmosfere noir, horror o quantomeno di profonda tensione, ma aspettarsi questo sarebbe fuorviante perché le uccisioni evocate non sono relegate alle trame ma emergono con forza dalle pagine del libro, con il chiaro intento di uccidere la narrativa convenzionale.

Si perché lo scrittore belga è idealmente un killer della banalità che, armato di penna e di una creatività micidiale, si lancia con ardore nella creazione di racconti atipici, saturi di humor nero, surrealismo e gusto per l’assurdo.

Riga dopo riga si scoprono così strane malattie che distorcono le percezioni, fenomeni che rendono la pelle blu dopo un amplesso, descrizioni di tribù dalle macabre tradizioni – come quella di cavarsi gli occhi alle soglie dell’età adulta – e fantasiose amenità che sembrano uscire da un quadro di Dalì.

Nei 21 racconti che compongono l’antologia Quiriny lascia libero sfogo alla fantasia, facendo parlare gli oggetti, inventando saggi, costruendo assurdi rapporti epistolari e dimostrando in ogni momento che ci si può ispirare a Borges e a Poe rimanendo comunque fedeli a uno stile chiaro e immediato.

Alcune storie sono a se stanti, altre fanno invece parte di cicli che l’autore ha scelto di inserire nell’opera, per tenere insieme filoni come quello dei casi medici più bizzarri o delle esplorazioni antropologiche in Amazzonia. E sotto il velo dell’assurdo si sfiorano riflessioni e filosofie più o meno profonde nelle quali è piacevole perdersi per un po’.

Una lettura imperdibile per tutti gli alfieri dell’immaginazione.

Marco Ragni