La storia dell’arte italiana che viene dalla strada

 

Il più famoso è probabilmente Banksy. L’artista inglese sta alla Street Art come Van Gogh all’Impressionismo; tant’è che, nonostante la sua identità sia tuttora un mistero, attorno alle sue opere è fiorito l’interesse dei maggiori esperti mondiali. Ma Banksy non è l’unico ad aver deciso di fare della strada e dei luoghi pubblici i palcoscenici eletti per accogliere impeti espressivi. La nostra stessa Penisola abbonda di brillanti creativi che hanno lasciato il segno un po’ ovunque. Chiedetelo a Marta Gargiulo o leggete il suo libro “Street Art Diary” (edito da Castelvecchi) e scoprirete che l’underground italiano riserva più sorprese di quante avreste immaginato.

La scrittrice romana ha realizzato un’eccellente panoramica della Street Art nostrana, esaminando stile e tematiche dei maggiori esponenti e impreziosendo il tutto con esclusive interviste ai protagonisti delle forme di espressione metropolitana. Tovano spazio nel volume artisti noti come Mr. Wany, Sten e Lex, Ozmo, Lucamaleonte, JBRock, Eron, Diamond, Dem e ARTCOCK-. Al termine dell’introduzione in cui si chiarisce, tra l’altro, la distinzione tra il ruolo del Writer e quello dell’Artista da Strada, l’autrice si immerge nelle storie dei talenti italiani dedicando a ciascuno alcune pagine di presentazione.
Nella seconda parte del libro si dà spazio alle domande, importante strumento di contatto tra i lettori e gli Street Artist intervistati, attraverso le quali la Gargiulo può liberamente far “confessare” origine, sviluppi e segreti di ogni personale esperienza.
Percorrendo le circa 250 pagine che compongono il volume, anche i meno esperti possono entrare in sintonia con la filosofia che sta alla base dell’Arte di Strada, comprendendone dinamiche e sentimenti, cogliendone le affinità e i contrasti con la nostra società. Ad accompagnare il lettore nel corso del viaggio, una ricca carrellata di fotografie a colori, immancabili supporti a sostegno di quanto trattato nei testi. Onore al merito all’autrice che ha saputo diffondere, senza ingombranti velleità accademiche, una realtà che nel nostro Paese è ancora poco nota. Con questo titolo, Castelvecchi conferma il suo ruolo di casa editrice attenta ad aree troppo spesso ritenute di nicchia.

Voto 7
Positivo: Tema interessante e poco trattato
Negativo: Nulla di rilevante

Marco Ragni