FormatFactoryIMG_5636 (1)

Spettacolo visto al Teatro Fraschini di Pavia mercoledì 13 aprile 2016

La prima cosa da dire su questo spettacolo è che risulta davvero arduo da inquadrare. Apparentemente semplice, recitato in un gergo diretto e pieno di turpiloquio, Thanks for Vaselina, prodotto targato Carrozzeria Orfeo, sembra la versione teatrale di una black comedy, ma forse è qualcosa di più. È evidente infatti che guarda da vicino le architetture e lo stile di molte serie TV, ma questo non gli impedisce di scavare più a fondo, uscendo da una nicchia iniziale per provare a portare l’attenzione del pubblico su temi di grande attualità. Sicuramente un buon tentativo, malgrado riesca solo in parte.

Il palco è il soggiorno di un appartamento di periferia dove si coltiva marijuana da contrabbandare in Messico. All’inizio, sulla scena, ci sono solo Fil (Gabriele di Luca), il protagonista, e Charlie (Massimiliano Setti, che tra l’altro è anche autore anche delle musiche), il suo socio radical chic e fanatico animalista. I due si prendono cura delle loro piantine e discutono animatamente di una spedizione andata male. Già dalle prime battute c’è in gioco un’energia non comune, forza trainante che si amplifica quando, poco dopo, arriva la madre di Fil (Beatrice Schiros), una donna che ha fallito su tutti i fronti e che passa le giornate in balia del gioco d’azzardo. Dopo di lei si affacceranno in scena altri due “vinti” della società: Wanda (Francesca Turrini), ragazza sovrappeso e piena di complessi, e il padre di Fil (Alessandro Tedeschi), assente da 15 anni e ora tornato in un corpo da transessuale.

Va da sé che un simile mix di personaggi, tutte vite alla deriva incapaci di riscatto, metta velocemente sul piatto un patrimonio di elementi emotivi. Si va dal cinismo all’amore, con abbondanti dosi di autodistruzione e qualche stilla di compassione per il prossimo. In un modo o nell’altro i protagonisti sono tutti vittime che non trovano spazio nel mondo. Anime accartocciate in problemi veri o presunti che diventano armi a doppio taglio, per ferire o per ferirsi.

Nella sua ora e mezzo di durata Thanks for Vaselina riesce nell’intento di non annoiare mai e di regalare allo spettatore momenti suggestivi, tra i quali spicca una breve sinfonia inventata dal tintinnio dei cucchiaini sulle tazzine da caffè.

Il punto debole dello spettacolo però c’è e si trova proprio in quella ricchezza temi che vorrebbe essere il suo fiore all’occhiello. L’abbuffata di argomenti complessi, data in gestione a personaggi un po’ stereotipati, finisce infatti per lasciare in bocca un senso di incompiuto, come se dopo tanto viaggiare non si arrivasse ad una meta vera e propria. La pecca è importante ma per fortuna non guasta troppo il piacere per uno spettacolo che, nel complesso, risulta comunque ben congegnato.

Marco Ragni