Alla scuola della vita

The History Boys, spettacolo di chiusura della rassegna “Altri Percorsi” del Teatro Fraschini di Pavia, merita plausi e stima per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani e per l’eccellenza degli interpreti, in special modo per i talenti under-30 che danno corpo ai ragazzi della classe.
La commedia scritta da Alan Bennett tiene banco con impeto cinematografico per quasi tre ore, a suon di ritmi sostenuti, battute taglienti e con un florilegio di citazioni letterarie e tratte dalla cultura popolare.
Si guarda al significato dell’educazione, e sul senso della stessa in prospettiva della vita reale, attraverso le lenti distinte di metodi quasi agli antipodi. Da una parte c’è l’insegnante Hector (interpretato dallo stesso De Capitani), pittoresco portavoce di una cultura multiforme che dal chiassoso passa al raffinato con un eterogeneità di intenti che denota una confusione esistenziale propria del personaggio. Dall’altra c’è lo stile essenziale e spregiudicato del giovane professor Irwin (magistralmente incaranto da Marco Cacciola), alfiere di una modernizzazione della cultura che deve sapersi vendere secondo le leggi del mercato e, perché no, anche dello spettacolo.
Ai margini restano voci più tradizionali come quella di Miss Lindott (Ida Marinelli) o del Preside (Gabriele Calindri), quest’ultimo scomodo difensore di valori meno alla moda.
Entro il perimetro dei diversi metodi c’è la classe, un gruppo di ragazzi di belle speranze che possono aspirare alle migliori scuole del paese. Ma siccome si parla pur sempre di giovani menti, ecco che non si può prescindere da fattori tipici di un età come la seconda adolescenza, vale a dire l’influenzabilità, le pulsioni poco chiare e la tendenza a credere nei miti.
Nel periodo preparatorio agli esami di fine anno, prendono quindi forma vicende corali che mescolano le accuse di molestia rivolte all’eccentrico Hector, reo di azzardare goffe avance verso i suoi studenti quando li riaccompagna a casa in moto, al magnetismo di Irwin e dei suoi insegnamenti, capaci di stimolare il narcisismo di Dakin (Angelo Di Genio), lo studente più bello e carismatico della classe, che si mette in testa di sedurre il docente.
In un caleidoscopio di situazioni trascinanti, dialoghi brillantissimi e riflessioni complesse lo spettacolo corre dritto ad un finale amaro, fecondo di pensieri spesso in contrasto.

Voto: 7,5
Positivo: Ottima regia e interpretazioni strabilianti
Negativo: Il pluripremito testo di Bennet non è sempre del tutto convincente

Marco Ragni

5 Aprile 2012