Una meta fuori porta

Ci andavamo spesso a Tigre, quando ero bambina: era la nostra fuga dalla città più facilmente raggiungibile.

Tiravamo su ciò che serviva per un pic-nic e si partiva per una domenica di svago. Talvolta, in estate, ci fermavamo nella parte più selvaggia, per fare il bagno nel fiume di fango. Io non sapevo nuotare e allora stavo nella parte bassa dove potevo fingere di stare a galla, appoggiando le mani sul fondo e tenendo le braccia tese.

Un giorno avrei imparato a nuotare anch’io, ma era molto difficile per una bambina di Buenos Aires, negli anni ottanta, pagare la piscina o addirittura le lezioni di nuoto. Così mi limitavo a sognare.
Quando faceva bello, ma non abbastanza per immergersi in acqua, si andava così per il gusto di allontanarsi dal traffico.
Una volta mio padre mi comprò una canna da pesca. Ricordo quell’acquisto come se fosse ieri, uno dei regali più graditi della mia vita. Si trattava di una piccola cannetta di bambù, senza pretese, con un filo da pesca, un amo ed un galleggiante. Niente mulinello.
Il Tigre abbondava infatti di pesci gatti e io li avrei pescati col mio papà ma, come spesso accade, i sogni dei bambini non coincidono con la realtà. Mio padre era quel tipo di adulto che quando insegnava qualcosa alle figlie si lasciava prendere la mano a tal punto da escluderle del tutto dall’attività. Fu così che dopo avermi fatto vedere come attaccare il lombrico e lanciare l’amo, si appostò a riva ad aspettare ore. Niente in contrario, si sa che i pescatori necessitano di una certa pazienza, se non fosse che a pochi metri altri bambini gridavano eccitati in continuazione, ogni volta che coi loro papà tiravano su un pesce gatto.
Solo quando mia madre si mise a smontare e a mettere via per il ritorno io riuscii a tirar via la canna a mio padre e a spostarmi più in la, dove i pescatori erano più fortunati. Ebbene, i grandi non hanno sempre ragione ed io tornai a casa col mio pesce gatto, il primo e l’ultimo che abbia mai preso in tutta la mia vita.
Dopo vent’anni Tigre è diventata una attrazione per turisti, con un mercato dove trovare i souvenir più comuni, un casinò ed un parco divertimenti. Ci sono barche che propongono giri più o meno lunghi e ristoranti dove mangiare asado.
Noi abbiamo fatto una passeggiata, abbiamo comprato il mate e una bombilla (la cannuccia forata che si usa per bere il mate), abbiamo pranzato con una grigliata “ammazza-pomeriggio” e poi ci siamo seduti a chiacchierare in riva al fiume, dove ho raccolto qualche frutto legnoso del jacarandà da portare a casa, in Italia, dove quegli alberi sarebbero stati davvero lontani. Li, in riva al Tigre, osservavo le sue acque fangose e pensavo al sapore di terra che aveva quel pesce gatto e all’orgoglio che provavo, io bambina, mentre lo mangiavo.

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Voto: 7
Positivo: Tigre è una bella meta fuori porta a Buenos Aires dove prendere fiato dal traffico.
Negativo: le acque si sono inquinate tantissimo

Maia Fiorelli

25 Febbrio 2012

 


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