Oscar Wilde tra humor, paradossi e inquietante attualità

Non avendo mai assistito alla rappresentazione teatrale di un opera di Oscar Wilde ho pensato di dovermene vergognare profondamente. Così, presenziare al Teatro Sociale di Stradella quando veniva proposto “Un marito ideale” è diventato quasi un dovere morale. Un po’ come fare entrare il gatto quando lo si è chiuso fuori per sbaglio, in un giorno d’inverno.
Va detto anche che il Dandy irlandese è uno dei miei idoli letterari. Potevo mica crogiolarmi in una lacuna del genere per sempre!
Ebbene, oggi, dopo aver compiuto la missione, sono un uomo più completo e posso inoltre afferare che nessuna aspettativa è stata disattesa.
A 117 anni di distanza dalla prima rappresentazione (3 marzo 1895) la commedia è ancora allegramente attuale. Ciò accade per la freschezza dei motti di spirito che Wilde ha seminato in ogni dialogo ma anche per la figura di Sir Robert Chiltern, politico arricchitosi a spese dello stato. Un personaggio che mette il tutto al passo con i tempi e ci fa sentire a casa.
È proprio sulla “birichinata” di gioventù del galantuomo che si regge l’intera vicenda. Perché quando salta fuori una furba ricattatrice come lady Laura Cheveley, anche un onesto traditore della patria deve scegliere se pagare il dovuto o rischiare di mettere a repentaglio carriera e amore. E in questa parte la verosimiglianza con l’attualità viene forse un po’ meno. Ma d’altra parte è pur sempre una storia inventata…
Chiunque conosca Wilde sa quanto il drammaturgo eccellesse nel tessere intrecci sociali carichi di paradossi e fraintendimenti. “Un marito ideale” non fa eccezione e diverte il pubblico con battute e qui pro quo che tengono il tono leggero, senza soffocare le riflessioni di fondo.
Nella versione del regista Roberto Valerio la trama è sostanzialmente rispettata anche se ci sono alcune scelte apprezzabili che trascendono dai canoni classici. La più significativa è senz’altro l’idea di un prologo dove si inizia dalla fine e dove tutto si riavvolge rapidamente come in un gigantesco videoregistratore. La scelta può far pensare ad una versione sperimentale dalla piece. Invece, da lì in avanti, tutto si svolge in maniera tradizionale.
Quasi come contrappassi alla sottile misoginia della trama, spiccano le interpretazioni di Valentina Sperlì e Chiara Degani, tanto coinvolte e calate nei rispettivi personaggi di Mrs. Cheveley e Lady Gertrude Chiltern da rubare la scena ai colleghi uomini. D’altra parte, “Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare di tutto”.

Voto 7

Positivo: L’interpretazione eccellente dei personaggi femminili
Negativo: Un Robert Chiltern dai toni troppo forzati

Marco Ragni

23 Gennaio 2012