Confrontarsi con un capolavoro è un’impresa non da poco. Una giornata particolare di Ettore Scola è un caposaldo della cinematografia italiana, interpretato da due mostri sacri come Marcello Mastroianni e Sophia Loren. Mettere in scena la sua trasposizione teatrale è dunque arduo ma la regista Nora Venturini, artefice della sua versione per il palcoscenico, non si è lasciata spaventare ed è riuscita ad allestire uno spettacolo che rispetta la trama del film e ne rievoca le emozioni.

La storia è quella che tutti conosciamo: mentre Roma è in fermento per l’incontro tra Hitler e Mussolini, in un palazzo di periferia la massaia Antonietta (Valeria Solarino), madre di sei figli sposata con un rozzo fascista, fa la conoscenza del raffinato Gabriele (Giulio Scarpati), ex annunciatore EIAR licenziato per la sua omosessualità. Nel corso di una giornata i due impareranno a conoscersi, specchiandosi nelle reciproche solitudini e instaurando un forte legame emotivo.

Una straordinaria scenografia, costruita su due piani, e un sapiente gioco di luci, sono gli strumenti che servono per dividere e poi unire i mondi di Gabriele e di Antonietta. Mentre dalle radio e dalle finestre entrano le eco fatali del connubio tra i due dittatori, nei piccoli spazi dei due appartamenti e del terrazzo, si svelano emozioni, speranze e angosce di due personaggio straordinariamente umani.

Sarebbe ingiusto fare paragoni tra la coppia cinematografica (Loren-Mastroianni) e quella teatrale (Solarino-Scarpati) perché questa versione da palcoscenico ha una sua caratterizzazione dei personaggi, in particolare di Antonietta, la cui estraneità al contesto è enfatizzata da un forte accento siciliano che prende le distanze dal romanesco di famiglia. Scarpati, dal canto suo, da vita a un personaggio forgiato in una vitalità malinconica e mette in luce tutti i contrasti dei suoi sentimenti clandestini.

Il finale amaro rispecchia quello del film e fa calare sul palco una tetra quotidianità che ha le fattezze della croce uncinata, sciogliendo definitivamente il momentaneo idillio di due solitudini.

Marco Ragni