Desideri e necessità umane su sfondo bellico

Piazzale_Loreto_10_ago_1944Siamo a Milano, in autunno e splende il sole. La gente parla del tempo: “L’autunno più mite dal 1908”, ricalcando quello che è senz’altro uno dei temi più diffusi nella conversazioni di tutti i giorni. Una rassicurante semplicità che però ci gela immediatamente perchè l’autore ci avverte di un dettaglio non trascurabile: è l’anno 1944.

“Uomini e no” di Elio Vittorini (Mondadori) è un libro in 136 brevissimi capitoli che riflette sulla natura umana. Scritto con dialoghi fatti del linguaggio dei semplici, riflette sulla quotidianità: l’amore, la famiglia, il cibo e i piccoli vizi come le sigarette. Banalità? Forse, ma nulla è scontato durante la guerra civile in quella Milano così vera, sotto il sole imperturbabile di uno splendido autunno. Il cielo è pulito sulle case distrutte. Splende il sole sui morti che giaciono nudi dopo le rappresaglie, sui cani dei fascisti che mangiano vivi i prigionieri.

Nella tragedia del periodo, in un momento terribile, l’uomo pensa a sopravvivere, ma non per questo cessa di desiderare e di affrontare le sue piccole angoscie quotidiane.

Enne2, il protagonista, sta male, ma non è la guerra che lo divora. Soffre invece per un amore impossibile, quello per Berta, il suo cruccio. Lei non è prigioniera, ne morta, ma sposata.Uomini_e_No_h400_b

L’uomo, impegnato nella resistenza, partecipa in prima linea, ma nel suo cuore, come un’eco infinita, c’è la speranza di lei che torna da lui per restare. Chi è stato innamorato non può che capire.

Quando l’amore infuria, la guerra, i morti, le macerie sono solo un contorno. Un paesaggio sempre presente che, come una spada di Damocle, pende sui personaggi semplici, per i quali il lettore è costretto a soffrire e disperarsi.

Il giusto e lo sbagliato non esistono. Esistono solo uomini e no, quando sentono e quando non sentono, quando decidono o non decidono di uccidere, quando contemplano l’ingiustizia della morte, quando devono scegliere se sia più umana la morte di una bambina o di un anziano o di un quindicenne.

Il linguaggio veloce e ridondante crea immagini nitide e statiche, come la suspence in un surreale giorno di sole freddo. Un libro che non lascia scampo.

 

Maia Fiorelli

11 giugno 2013

 

Voto: 8

Positivo: un testo che obbliga a riflettere sull’atrocità della guerra e sulle vere necessità dell’uomo

Negativo: in certi pezzi la ridondanza è eccessiva